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Ancora un’evasione delle imposte. Storie di fisco (e di fiaschi)

Oltre 400 militari della Guardia di Finanza, su ordine della Procura della Repubblica di Roma, hanno simultaneamente eseguito ieri 150 perquisizioni nei confronti di persone ed aziende che, mediante la creazione di un vorticoso ''giro'' di fatture false, hanno movimentato merci in evasione d'imposta (in particolare apparecchiature per la telefonia e computer) per un ammontare di circa un miliardo e 200 milioni di euro.

Storie di ordinaria…evasione, verrebbe da dire, connaturata con quell’insana voglia degli italiani (ma non solo) di non pagare le tasse. Siano esse troppe o poche non importa. Il ragionamento sembra essere: se posso, ovvero se non sono costretto, non pago. Tanto prima o poi arriva qualche bel condono o l’ennesimo scudo fiscale (dal 2001 al 2009 di scudi se ne contano ben tre) che – per una cifra tanto modica, quanto indecente –  mi restituisce la “verginità” perduta.

Del resto, è storia nota: ogni anno i ricavi nascosti al fisco ammontano a 270 miliardi di euro, per un totale di tasse non pagate che arriva a quota 120 miliardi, una cifra stratosferica che – se riscossa – risolverebbe gran parte dei problemi dell’Italia.

Metà dell’evasione viene dall’Iva non pagata – anche a causa di controlli per tutta una serie di motivi ancora insufficienti – da parte di ampi settori di quel vero e proprio esercito di partite Iva (5,2 milioni di unità) che contribuiscono comunque a fare la forza del nostro paese. Una storia, quella dell’infedeltà al fisco, che non appartiene solo all’oggi. Anzi, negli ultimi trent’anni l’evasione è più che quintuplicata (nel 1981 si attestava a 54 miliardi) e ora si attesta al 16-17% del Pil (fonte Istat).

Eppure c’è ancora chi si scandalizza dei controlli dell’Agenzia delle Entrate: vi ricordate Cortina?