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La recessione dell’economia e quella della legalità

Nel quarto trimestre 2011il prodotto interno lordo italiano è sceso dello 0,7% rispetto al trimestre precedente (e dello 0,5% rispetto allo stesso periodo del 2010) periodo in cui era stata registrata una contrazione dello 0,2%. I due trimestri consecutivi di crescita negativa riportano l’Italia tecnicamente in recessione. L'ultimo periodo era terminato nella terza frazione del 2009 (quando era stata segnata una crescita di mezzo punto percentuale) e chiudeva una fase – iniziata nel secondo trimestre 2008, con un calo dello 0,5% – di ben cinque trimestri negativi. A condividere con l’Italia questa situazione di criticità anche Belgio, Olanda, Portogallo e Repubblica ceca. Oltre, naturalmente, alla Grecia che ha chiuso il quarto trimestre con un tendenziale in calo di ben il 7%, un dato che contribuisce a rendere più concreta l’ipotesi di un default prossimo venturo, ovvero di una retrocessione di Atene dalla zona euro alla “zona Dracma”.

Una prospettiva fortunatamente scongiurata per l’Italia che deve comunque fare i conti con un debito pubblico che nel 2011 è cresciuto di 55 miliardi rispetto al 2010, a quota 1.897,9 (23% del totale dell’eurozona), e la cui riduzione è senz’altro più problematica in presenza di una fase recessiva. "Se vogliamo che l'Italia, dopo dieci anni di crescita insufficiente e molto inferiore al resto dei paesi europei, si rimetta in modo dobbiamo con coraggio introdurre delle riforme profonde e strutturali che liberino le energie del Paese”, ha detto il ministro allo Sviluppo, Corrado Passera, precisando che bisogna puntare a provvedimenti "che assicurino la crescita sostenibile e nel lungo periodo" (come  liberalizzazioni e investimenti in infrastrutture) – e che bisogna “entrare nel merito dei problemi delle imprese” (dimensioni, fiscalità, accesso al credito, costo dell'energia, peso della burocrazia). Bene, puntiamo con decisione verso questi obiettivi. Ma senza dimenticarne altri, altrettanto importanti. A cominciare dalla lotta all’evasione e da quella contro corruzione, illegalità e malaffare che – lo ricorda oggi la Corte dei Conti – sono fenomeni ancora “notevolmente presenti”.