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Lo spread di cui si parla (ancora) troppo poco: quello fra ricchi e poveri

Il 10% del paese detiene il 45,9% della ricchezza nazionale. In Sudamerica? In Africa? In qualche sperduto emirato asiatico? No, in Italia. Lo dice Bankitalia. E lo conferma l’Ocse, sottolineando che nel nostro paese aumenta la disuguaglianza e il divario fra ricchi e poveri cresce in misura esponenziale. Uno spread che raramente conquista le prime pagine dei giornali e a cui la politica non sembra saper porre rimedio.

Eppure è una realtà drammatica. Come conferma anche l’audizione di Enrico Giovannini che si è tenuta giovedì scorso alla commissione Bilancio della Camera. Il presidente dell’Istat ha detto che nel 2010 il 5,2% della popolazione italiana –  oltre tre milioni di persone – si trovava in povertà assoluta (con una punta del 7,7% nelle regioni meridionali) e che ben il 24,5% – ovvero 14,7 milioni, circa un italiano su quattro – era a rischio povertà. Un rischio che si concentra soprattutto al sud (39,4%), tra le famiglie numerose (36,3%), le madri sole (30%) e gli anziani che devono contare solo sulle proprie forze (32,4%).

Dati, drammatici, che purtroppo non riguardano solo l’Italia. Secondo quanto reso noto recentemente da Eurostat, l'Ufficio statistico dell'Unione europea, nel 2010 era a rischio povertà o esclusione sociale il 23,4 per cento della popolazione europea, qualcosa come 115 milioni di persone. I Paesi in cui i cittadini si trovano nelle condizioni peggiori sono Bulgaria (41,6% di persone a rischio), Romania (41,4%), Lettonia (38,1%), Lituania (33,4%) e Ungheria (29,9%). Al di sopra della media europea – oltre all’Italia – Polonia (27,8%), Grecia (27,7%), Spagna (25,5%) e Portogallo (25,3%). Il numero minore di poveri è stato invece registrato nella Repubblica Ceca (14,4%), in Svezia (15%), Olanda (15,1%), Austria (16,6%), Finlandia (16,9%) e Lussemburgo (17,1%).

Sempre nel 2010, l'8,1% dei cittadini europei soffriva di "gravi privazioni", con grandi variazioni però da un a paese ad un altro. In Bulgaria e Romania, rispettivamente il 35 e il 31% della popolazione non era in grado di pagare neanche bollette e riscaldamento, mentre nella stessa situazione si è trovato solo lo 0,5% dei lussemburghesi e l'1,5% degli svedesi. In Italia, a soffrire di gravi privazioni era il 6,9% della popolazione Un dato, comunque, assolutamente non trascurabile.