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Sorpresa, nel 2011 un’impresa su tre è nata al Sud (dove però la vera impresa è trovare lavoro)

Un terzo delle imprese italiane nate nel 2011 ha sede nel Mezzogiorno. Lo ha certificato un'indagine del centro studi di Unioncamere condotta su un campione di circa 9mila imprese – nate, appunto, nel corso del 2011 – rappresentativo delle 176mila iscritte nel corso dell'anno. A fondare queste nuove imprese sono stati in 3 casi su 4 degli uomini (per l’87% di nazionalità italiana) che per avviare l’attività hanno stanziato in  7 casi su 10 non più di 10mila euro. <L'impresa è e resta una grande opportunità soprattutto per i giovani. Non è la soluzione alla disoccupazione, ma è una concreta e solida opportunità per dare corpo alle giuste aspettative di soddisfazione professionale>, ha sottolineato il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello. Ben detto. Speriamo che quelle aspettative si traducano in risultati concreti. Per chi rischia in prima persona e per chi da quella attività potrebbe ricavare benefici potenziali.

Quel che più stupisce dai dati dell’indagine Unioncamere è la relativa vitalità delle regioni meridionali. Una vitalità che contrasta con l’immaginario collettivo che vede il sud fermo o certamente meno intraprendente a livello imprenditoriale di altre aree del Paese. Un’immagine, quest’ultima, che sembra trovare riscontro nei dati sulla condizione lavorativa delle donne meridionali forniti nei giorni scorsi dalla Svimez: negli anni che vanno dal 2008 al 2010 hanno perso il posto oltre 100mila lavoratrici. Contribuendo, loro malgrado, ad ampliare un divario già ampio: il tasso di occupazione femminile al sud raggiunge appena il 30,4%, rispetto al 54,8% del Centro-Nord e al 58,2% della media europea.

Lavoro, una radiografia più che allarmante
Un divario insopportabile. Così come insopportabile è la radiografia dell’intero mercato del lavoro italiano: secondo i dati forniti dall’Istat, a dicembre 2011 risultavano senza lavoro 2 milioni e 243mila persone, l’8,9% della popolazione attiva. Gli inattivi fra i 15 e i 64 anni si attestavano al 37,5% del totale e al 31% i giovani senza un’occupazione nella fascia d’età 15-24  anni. Nello stesso mese di riferimento risultava occupato solo il 56,9% della popolazione, ovvero 22,9 milioni di persone: 67,1% uomini, 46,8% donne. Si deve e si può, senz’altro, fare di più.