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Imprese e fattore D. Le donne fanno fare più utili (ma guadagnano meno degli uomini)

Le imprese con almeno una donna nel consiglio di amministrazione realizzano utili decisamente più elevati rispetto a quelle in cui le donne sono del tutto assenti dai vertici aziendali (analisi Ernst & Young sulle 290 principali società quotate in borsa) e le società con rappresentanza paritaria realizzano profitti del 56% superiori rispetto a quelle a conduzione unicamente maschile (studio della McKinsey). A dirlo non sono vetero-femministe in cerca di audience, ma i risultati delle indagini di due società che non hanno certo bisogno di presentazioni. Risultati che mostrano, inequivocabilmente, che l'equilibrio di genere ai vertici aziendali incide positivamente sulle prestazioni delle imprese, sulla competitività e sui profitti.

La realtà ci conferma però un quadro piuttosto amaro. Secondo quanto emerge da una relazione pubblicata dalla Commissione Ue, la presenza delle donne ai vertici delle principali società europee è di appena il 13,7%, un dato superiore a quello del 2010 (11,8%) ma ancora del tutto insufficiente: di questo passo, calcolano gli statistici, ci vorranno ancora 40 anni per raggiungere un equilibrio di genere accettabile (entrambi i sessi rappresentati per almeno il 40%).

Insomma, il cambiamento va molto a rilento (nelle principali società, il numero di donne che presiedono Cda è addirittura diminuito, passando dal 3,4% del 2010 al 3,2% di gennaio 2012). Eppure, l'opinione pubblica è chiaramente a favore di un cambiamento di rotta: secondo un nuovo Eurobarometro pubblicato nei giorni scorsi, l'88% degli europei ritiene che, a parità di competenze, le donne debbano avere pari rappresentanza ai vertici aziendali. Il 76% degli interpellati è del parere che le donne abbiano le competenze necessarie, mentre il 75% è d'accordo ad introdurre leggi sulla parità di genere nei Cda, leggi il cui rispetto, per il 49% andrebbe assicurato con sanzioni pecuniarie.

In attesa di queste leggi c’è da tenere presente anche un altro dato preoccupante: nell'Unione europea le donne continuano a guadagnare in media il 16,4% in meno degli uomini, come mostrano gli ultimi dati pubblicati dalla Commissione europea in occasione della Giornata europea per la parità retributiva.

Il divario retributivo tra i sessi – definito come la differenza media nella retribuzione oraria lorda fra donne e uomini sull'insieme dell'economia – è però ancora molto elevato, con notevoli disparità fra paesi e settori d'attività. Il fenomeno rispecchia le difficoltà che incontrano le lavoratrici a conciliare lavoro e vita privata: molte donne si vedono infatti costrette a prendere congedi di maternità o a lavorare part-time. Nonostante un timido miglioramento complessivo del trend, il divario tende ad allargarsi in alcuni Stati membri come Bulgaria, Lettonia, Ungheria, Portogallo, Romania e – a sorpresa – Francia. Almeno in questo riusciamo evidentemente a far meglio dei cugini d’Oltralpe.