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Meno immigrati irregolari in Italia, in 10 anni scendono da 1 milione a 500mila unità

Cinquecentomila unità. È il numero degli immigrati irregolari presenti sul territorio italiano a inizio 2011. Il dato, contenuto nel quarto Rapporto dello European Migration Network – curato da Idos e ministero dell'Interno – rappresenta il 10% dei quasi 5 milioni di cittadini stranieri regolarmente presenti in Italia e certifica che negli ultimi dieci anni la pressione migratoria verso il nostro paese è andata decrescendo: nel 2002, infatti, il numero dei cittadini stranieri irregolari si attestava attorno al milione. I numeri riportati – si legge nel rapporto – “ridimensionano le stime fantasiose, che altro non fanno se non alimentare la paura nella popolazione, allontanandosi dalla realtà”. Che la pressione alle frontiere sia scesa lo dimostrano anche i dati relativi alle persone respinte (30.287 nel 2001, appena 4.215 nel 2010) o espulse (da 90.160 a 46.955).

Il rapporto ricorda, inoltre, non solo l’abbassamento del livello della irregolarità a seguito della regolarizzazione del 2002 (703 mila domande presentate, per lo più accolte) ma anche l’effetto di svuotamento esercitato dalla regolarizzazione del 2009, che ha riguardato il settore dell’assistenza alla famiglia e alle persone (295 mila domande pervenute). Le quote annuali degli ingressi per lavoro sono state pari a 520 mila nel 2006, 170 mila nel 2007, 150 mila nel 2008, nessuna nel 2009 (carenza in parte supplita dalla regolarizzazione varata nel settore familiare). Nel 2010 non vi è stata operativamente alcuna quota, poiché quella decisa nel mese di dicembre (98.080 ingressi ) è stata attuata nell’anno successivo.

Sono dati importanti e che vanno messi in relazione con il processo d'invecchiamento della popolazione italiana, in fase di accelerazione. Nell'ultimo decennio l’età media è passata da 41,7 a 43,5 anni. Gli over 65 sono diventati il 20,3% della popolazione, con un incremento pari a 1,8 milioni di individui. Attualmente un italiano su cinque ha più di 65 anni. Si tratta di tendenze demografiche comuni a tutti gli Stati europei ma il nostro Paese è al primo posto nello squilibrio tra giovani e anziani. L’immigrazione, quella regolare, è una risorsa che va sfruttata di più. E meglio.