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L’attrazione (fatale) dell’Italia per il contante: regolato cash il 91% delle transazioni

Il 91% delle transazioni che si effettuano in Italia è regolato in contanti. Un livello decisamente elevato, soprattutto se confrontato con quello relativo ad altri paesi europei, come Francia (59%) o Gran Bretagna (65%). Che comporta fra l’altro problemi notevoli: più denaro contante gira, più è infatti difficile tracciare i pagamenti e dunque combattere l’evasione fiscale. Non è un caso che i dati sull’utilizzo del contante nel nostro paese siano emersi da uno studio sull’esportazione illecita di capitali all’estero realizzato dalla fondazione Icsa e dalla guardia di Finanza. Dallo studio, presentato il 19 marzo alla Camera, è emerso che i quattro quinti delle banconote da 500 euro presenti nel nostro paese circolano in tre aree distinte: nei comuni a ridosso del confine italo-svizzero, nella provincia di Forlì (vicina a San Marino) e nel Triveneto.  Il perché è presto detto: queste tre aree, secondo gli estensori dello studio, sono le “tre rampe di fuga dei capitali dal nostro territorio”.

Lo studio fa anche un confronto fra la quantità di banconote in circolazione nel 2002 e nel 2011: dieci anni fa ce n’erano 8,2 miliardi (per un controvalore  di 358,5 miliardi di euro), l’anno scorso  ben 15 (+83%), per un controvalore di circa 870 miliardi (dati Banca d’Italia).

Un altro dato che fa riflettere è quello relativo allo sviluppo esponenziale del numero di money transfer (altro facile strumento informale di movimentazione di denaro e dunque possibile fonte di evasione): nel 2002 in Italia gli sportelli erano 700, oggi sono diventati 35mila e movimentano 300 milioni di euro all’anno. Un fenomeno che secondo il generale della Gdf, Bruno Buratti, non va affatto sottovalutato.