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Migliora l’umore degli imprenditori tedeschi (e francesi), ma non è tutto…Ifo quel che luccica

L’umore degli imprenditori tedeschi migliora ancora, anche se l’incremento per il mese di marzo è marginale: l’indice ha raggiunto il livello di 109,8 da un precedente 109,7. In termini assoluti si tratta del quinto incremento mensile consecutivo. Come atteso, il miglioramento ha però riguardato le aspettative (salite a 102,7 da 102,4) mentre la componente relativa alla situazione corrente dell’economia è rimasta stabile a 117,4, non mostrando dunque miglioramenti. Il dettaglio settoriale non è confortante, in quanto mostra un calo della fiducia in tutti i principali comparti (manifatturiero, costruzioni, commercio all’ingrosso) eccezion fatta per il commercio al dettaglio.

Lettura dunque in chiaroscuro per l’indice tedesco che rappresenta un barometro della congiuntura dell’intera Eurolandia. Secondo gli operatori finanziari l’Ifo trasmette infatti indicazioni generali e funziona in pratica come anticipatore del rallentamento o dell’espansione economica di tutta l’area euro. L’indice calcolato dell’Institute for Economic Research di Monaco viene elaborato attraverso la realizzazione di un’indagine mensile condotta su un campione di 7.000 aziende di tutta la Germania. Il peso delle aziende è ponderato: più sono importanti nel loro settore, maggiore è il peso delle loro risposte.

Umore delle imprese manifatturiere in miglioramento anche in Francia. L’indice Insee è salito a marzo più del previsto, passando da 93 a quota 96, attestandosi poco al di sotto della media di lungo termine (99). “Gli indici di fiducia nazionali rimangono su livelli più depressi rispetto al Pmi – scrivono gli analisti di Intesa Sanpaolo – e sono coerenti con una dinamica produttiva più flebile a inizio 2012 rispetto alla fine dello scorso anno, quando la crescita del PIL francese aveva sorpreso verso l’alto crescendo di due decimi trimestre su trimestre”. Nello scenario prefigurato dagli esperti, il Pil francese calerà di un decimo nel primo trimestre, resterà stabile nei mesi primaverili e crescerà di appena lo 0,1% a trimestre nella seconda metà dell’anno mettendo dunque a segno a fine 2012 una crescita dello 0,4 per cento.