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Più investimenti cinesi in Italia nel 2012: Hu Jintao elogia Monti (fiutando buoni affari per Pechino)

“Suggerirò a tutte le autorità e alla business community cinesi di investire in Italia”. Così il presidente cinese Hu Jintao si è rivolto ieri al premier Mario Monti nel corso di un colloquio a margine del summit sulla sicurezza nucleare in corso a Seoul. Hu Jintao ha avuto parole di grande apprezzamento per le riforme strutturali in corso in Italia e si è compiaciuto per il costante aumento dell'interscambio cinese.

Le parole di Hu Jintao sono molti importanti, ancor più perché Hu spiega di non indirizzarle solo al mondo dell'imprenditoria ma anche alle autorità cinesi. Il che significa chiamare in causa anche i fondi sovrani che detengono già il 13% del nostro debito.

Qualche giorno fa il viceministro del commercio cinese, Jiang Yaoping, aveva anticipato l’obiettivo di incrementare l’interscambio, “in particolare, gli investimenti cinesi in Italia (già oggi è il quinto partner commerciale di Pechino, ndr), rafforzando le collaborazioni nel settore dell’alta tecnologia”. Nel 2011 l’interscambio è stato superiore ai 50 miliardi di dollari, con una crescita del 25% delle importazioni cinesi dall’Italia e un aumento del 17% delle importazioni italiane dalla Cina.

Il consigliere per l’internazionalizzazione del ministro Corrado Passera, Riccardo Monti, “la Cina è una priorità per l’Italia. Dunque, dobbiamo avere più Cina. Bisogna recuperare l’enorme ritardo tra Italia e Cina, soprattutto in tema di investimenti reciproci. Negli ultimi quindici anni la Cina è stato il più grande attrattore di capitali, ma negli ultimi anni sta diventando anche un grande esportatore di investimenti, forte di una massa di ricchezza che viene destinata sempre più a investimenti produttivi e non solo finanziari”.

Secondo Invitalia, l’agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa che agisce su mandato del Governo per accrescere la competitività del Paese (in particolare del Mezzogiorno) e per sostenere i settori strategici per lo sviluppo, sono attualmente quasi 100 le imprese italiane controllate o partecipate da capitali cinesi, con un fatturato di circa 2,5 miliardi di euro e 5.000 dipendenti.