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I salari corrono molto meno dell’inflazione, fiducia dei consumatori ai minimi dall’89

L’indice delle retribuzioni contrattuali orarie ha registrato a marzo una variazione nulla rispetto al mese precedente, e un incremento dell’1,2% rispetto a marzo 2011. Lo rende noto l’Istat segnalando che si tratta della crescita tendenziale più bassa dal 1983, da quando cioè sono state ricostruite le serie storiche. Si allarga anche il divario tra crescita annua delle retribuzioni contrattuali (+1,2%) e l'inflazione (+3,3) che ha raggiunto il top dall’agosto 1995. Con riferimento ai principali macrosettori, le retribuzioni orarie contrattuali registrano un incremento tendenziale dell’1,7% per i dipendenti del settore privato e una variazione nulla per quelli della pubblica amministrazione.

Dati che non inducono certo all’ottimismo. Come non induce all’ottimismo il dato – diffuso ieri – relativo alla fiducia dei consumatori ,scesa ad aprile di ben 7,3 punti, toccando il nuovo minimo storico di 89 da quando è rilevata la serie (ovvero dal ’96). Un dato che conferma come le famiglie stiano pagando un prezzo molto salato alla crisi: gli analisti di Intesa Sanpaolo prevedono che “il reddito disponibile reale possa contrarsi nel 2012 per il quinto anno consecutivo, di oltre il 2%” e sottolineano come “per vedere una ripresa della domanda delle famiglie occorrerà verosimilmente aspettare la fine del prossimo anno”.

Il momento difficile della congiuntura è testimoniato anche dalla flessione della produzione industriale che a febbraio è scesa dello 0,7% su mese (indice destagionalizzato a 84,7) e del 6,8% su anno, facendo registrare il dato peggiore dalla fine del 2009. Nella media dei primi due mesi dell’anno la produzione è diminuita del 5,7% rispetto allo stesso periodo del 2011. La caduta della produzione industriale lascia presagire per gli economisti un calo del Pil italiano pari allo 0,6-0,7% nel primo trimestre dell’anno e di oltre l’1% nel 2012.