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Povertà assoluta per quasi 5 famiglie italiane su cento. Cosa si aspetta ad intervenire?

Oggi si conclude a Milano il settimo incontro mondiale delle famiglie. Centinaia di migliaia di pellegrini, provenienti da ogni parte del mondo, affolleranno il capoluogo lombardo per seguire i momenti finali di un evento costato poco più di 10 milioni di euro. E per ribadire la centralità della famiglia, “il primo mattone della società”, come ha ricordato l’altro ieri il sindaco meneghino Giuliano Pisapia.

Un “mattone” che i governi continuano a trascurare. Come dimostra l’aumento delle famiglie italiane che vivono in una condizione di povertà assoluta: 4,6% nel 2010, oltre mezzo punto percentuale in più rispetto ai livelli del 2005, secondo l’ultimo rapporto annuale diffuso nei giorni scorsi dall’Istat.

Una condizione, quella della povertà assoluta, caratterizzata dalla carenza dei beni e dei servizi necessari a raggiungere un livello di vita minimamente accettabile. Ovvero: standard nutrizionali adeguati, un’abitazione con acqua calda ed energia, possibilità di vestirsi e così via.

Di questa condizione soffrono maggiormente le famiglie meridionali (6,7%), meno quelle centrali e settentrionali (rispettivamente 3.8% e 3.6%). La povertà assoluta è, per motivi immaginabili, particolarmente diffusa tra le famiglie con figli: è al 5,1% tra i nuclei con due figli e schizza al 9.4% fra quelli composti da almeno tre figli.

Inutile dire che negli ultimi due anni la situazione non è migliorata e che nei prossimi anni è prevedibile un ulteriore peggioramento.

In molti paesi europei (Germania, Austria, Francia, Portogallo, Spagna) è stato introdotto un sostegno pubblico per le famiglie in povertà assoluta (in Germania addirittura a partire dal 1961). L’Italia su questo versante continua, invece, a fare troppo poco. Alla lotta contro la povertà, infatti, destina appena lo 0,1% del Pil, un livello decisamente inferiore rispetto alla media Ue-15 (0,4%).