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Il 51% dei tedeschi non crede più nell’euro (che continua, però, ad essere un affare)

Il 51 per cento dei tedeschi non crede più nell'euro, e ritiene che la Germania starebbe meglio e sarebbe più prospera e stabile se non avesse abbandonato il marco federale a vantaggio della moneta unica. È quanto emerge da un sondaggio di Bild am Sonntag, l'edizione domenicale del quotidiano popolare conservatore-democratico (del grande gruppo editoriale Axel Sprinter) che vanta tirature di circa cinque milioni di copie.

I dati contraddicono però la percezione dell'opinione pubblica tedesca: la Germania è stata – ed è – uno dei grandi beneficiari dell'euro. La valuta unica ha infatti contribuito a rendere le esportazioni tedesche più competitive (la posizione netta sull'estero è passata dal 4,5% del Pil del 1999 al 38,4% del 2010) e l’economia nel suo complesso sempre più forte. Grazie all’euro, ad esempio, i tedeschi hanno potuto incrementare le loro esportazioni verso quegli stati dell’Eurozona – come l’Italia  – con cui avevano difficoltà.

Sempre i dati dicono che – nonostante la crisi più grave dal 1929 – la Germania continua ad avere una disoccupazione contenuta (appena il 5,6% della popolazione attiva), un debito decisamente sotto controllo (82,2% in rapporto al Pil) e un deficit sotto l’1% rispetto al Pil.

Per non parlare del fatto che Berlino si sta avvantaggiando dalla crisi, riuscendo a rifinanziare il suo debito a tassi minimi, addirittura con collocamenti negativi per le emissioni dei suoi titoli fino a un anno.

Non a caso la cancelliera Angela Merkel (e il suo ministro delle finanze) difende il presidente della Bce dagli attacchi della Bundesbank (contraria all'acquisto di titoli sovrani dei paesi deboli) e – assieme al presidente francese, François  Hollande – si dichiara “pronta a tutto per difendere l’Eurozona” affermando che l’euro va salvato ad ogni costo.