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Burocrazia: quella palla al piede che frena il sistema-paese

Ventisei miliardi e mezzo di euro ogni anno . È quanto costa la burocrazia al sistema delle piccole e medie imprese italiane, quelle con meno di 250 addetti. A lanciare l’allarme è la Cgia di Mestre. Su ogni Pmi grava un carico annuo di 6mila euro.

L’area che presenta i maggiori costi per le imprese è quella del lavoro: per espletare gli adempimenti richiesti da questo settore, le Pmi si sobbarcano 6,9 miliardi di euro all’anno. Ad incidere sui bilanci delle Pmi sono poi le incombenze legate alla previdenza (3,03 miliardi), l’assolvimento degli obblighi per garantire la sicurezza nei luoghi di lavoro (4,6 miliardi) e quella più in generale dell’ambiente (3,4 miliardi). Altri oneri sono poi rappresentati dalle dichiarazioni dei sostituti di imposta, dalle comunicazioni periodiche ed annuali (2,7 mld di euro). Gli altri settori che incidono sui costi amministrativi delle pmi sono la tutela della privacy (circa 2,6 miliardi), la prevenzione incendi (1,4 miliardi), gli appalti (1,2 miliardi) e la tutela del paesaggio e dei beni culturali (0,6 miliardi). Cifre considerevoli. Che gravano in modo particolare sulle microimprese e i lavoratori autonomi, spesso privi di strutture amministrative in grado di sbrigare tutte queste incombenze. E che rendono ancora più urgente l’attuazione in tempi rapidi del pacchetto semplificazioni messo a punto dal Governo Monti. Un pacchetto che le le pmi aspettano come l’aria. Come sottolinea il segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi: “Se teniamo conto che il carico fiscale sugli utili di una impresa italiana ha raggiunto il 68,6%, contro una media presente in Germania del 48,2%, c’è da chiedersi come facciano i nostri imprenditori a reggere ancora il confronto con un fisco ed una burocrazia così opprimenti”.

Già c’è da chiederselo. Anche perché questo confronto è sempre più difficoltoso. Non a caso lo stesso presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, è tornato a chiedere un intervento forte per ridurre il peso della burocrazia, vero e proprio gap competitivo per il sistema paese. Non a caso l’Italia si trova all’87° nella classifica della World Bank per facilità di "fare impresa", al 77° posto per snellezza e costi delle procedure amministrative necessarie per iniziare un’attività e addirittura al 93° per facilità nell'ottenere permessi di costruzione, che richiedono 258 giorni in media e un costo triplo rispetto alla media dei paesi avanzati. Numeri che non ci fanno onore.

  • de |

    Ripensare i meccanismi legislativi che regolano i controlli sulle attività imprenditoriali pare indispensabile. Probabilmente il numero di adempimenti richiesti può diminuire eliminando quelli puramente formali e rafforzando, invece, quelli sostanziali. Sui tempi di erogazione dei servizi da parte della PA la strada pare quella di una revisione totale del modello organizzativo che ancora oggi è molto simile a quello weberiano di fine 800.

  • fabio |

    Quando si parla delle “moltissime cose” fatte dal governo Monti in realta’ si straparla. Non e’ possibile nessuna crescita se non si riduce il peso della burocrazia; che non significa solo costi, ma anche inefficienza e dipendenza dall’arbitrio altrui. Fino a quando il governo non avra’ risolto questo la sua azione sara’ insufficiente.

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