Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Elezioni americane e Congresso Pcc: in palio d’è (anche) il futuro del pianeta

Le due potenze destinate a contendersi la supremazia mondiale nel XXI secolo si trovano di fronte – a pochi giorni l’una dall’altra – a due scadenze politiche estremamente importanti: gli americani sono chiamati a scegliere il nuovo Presidente, i cinesi a cambiare i vertici del Partito comunista che guida ininterrottamente il Paese dalla rivoluzione di Mao Tse Tung. I primi lo faranno direttamente domani, i secondi l’8 novembre attraverso i delegati al Congresso.

L’esito delle due scadenze è destinato ad avere un impatto decisivo sul futuro del Pianeta: i vertici delle due sponde del Pacifico saranno infatti chiamati a confrontarsi in modo sempre più serrato sui temi dell’economia e della finanza, così come su argomenti riguardanti diritti umani e cambiamenti climatici, democrazia e integralismi di varia natura.

I destini delle due superpotenze sono già inevitabilmente incrociati. Non a caso nei loro dibattiti, sia Obama sia Romney hanno usato toni duri contro Pechino (che comunque non sembra curarsene più di tanto, forte com’è dei mille miliardi di dollari di debito accumulati dagli Stati Uniti nei suoi confronti) reduce da una crescita economica senza precedenti. Una crescita che – di record in record – ha portato la Cina a scalare classifiche su classifiche e ad accumulare risorse economiche ingenti, tanto da permettersi il lusso di fare shopping in giro per il mondo con i suoi potentissimi fondi sovrani (qualcosa come mille miliardi di dollari su 5.135 secondo gli ultimi dati diffusi dal Sovereign wealth fund institute). Uno strapotere visibile anche nelle cifre dell’interscambio commerciale con l’Unione europea (428miliardi nel 2011, dai 4 miliardi della metà degli anni 70) o dell’export europeo verso l’impero del Dragone (+8,9% annuo dal 207 al 2011). L’interesse di Pechino verso il Vecchio Continente è testimoniato anche dall’ammontare degli investimenti diretti della Cina in Europa (3,1 miliardi, su un totale di 17,8).

L’augurio è che la Cina dei successori di Hu Jintao e di Wen Jiabao oltre che ai piani economici e ai successi commerciali guardi anche alle riforme e a una maggiore democrazia. In modo che oltre alle classifiche della ricchezza, vengano scalate anche quelle della libertà, della giustizia sociale e dei diritti umani.