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L’Italia frana e affonda. Spende più per tamponare i danni che per mettere in sicurezza il territorio

Frane e inondazioni hanno causato in Italia dal 1960 ad oggi oltre 4.000 vittime. Il drammatico bilancio emerge dai dati diffusi ieri dal CNR-IRPI (Istituto di ricerca per la protezione idrogeologica). Gli sfollati e i senzatetto per le sole inondazioni superano rispettivamente le 200 mila e le 45 mila unità. Solo nel 2012, si contano (finora) 10 vittime e 11 regioni colpite (l’anno scorso si erano avute 43 vittime, 2.159 sfollati e 14 regioni colpite).

Drammatico anche il bilancio dei costi dei danni di frane e alluvioni: 1 miliardo all’anno, 2,5 volte i costi spesi annualmente per la messa in sicurezza del territorio. Una messa in sicurezza che, secondo le stime del ministero dell’Ambiente, richiederebbe una spesa di 41 miliardi in 15 anni. <Dobbiamo riattrezzare il territorio, adeguare i sistemi di drenaggio dell’acqua nelle are urbane, ripensare in parte i sistemi fognari, ridisegnare i letti dei fiumi e dei torrenti che attraversano le aree urbane, come e' il caso drammatico di Genova, ma anche di Roma. Interventi infrastrutturali che consentano di assorbire la quantità di acqua che arriva improvvisa>.

Una cifra, certo, enorme, quella di cui parla il ministro Clini. Ma che deve assolutamente trovare una posta di bilancio. Il dissesto idrogeologico va fermato. Con fatti concreti e non con le parole di circostanza pronunciate dopo l’ennesima tragedia causata dal maltempo. Nei circa 30mila km2 di area ad elevato rischio geologico abitano, infatti, ben 6 milioni di italiani. A rischio frana o alluvione ci sono 1,3 milioni di edifici: fra questi 6mila scuole e 531 ospedali (fonte ministero ambiente-cnr). Edifici che vanno messi in sicurezza o che vanno abbandonati. Per evitare ulteriori possibili lutti. E altre spese per tamponare l’emergenza infinita. Bisogna mettere in atto, una volta per tutte, un piano di intervento coordinato e nazionale che metta fine a queste catastrofi che di naturale hanno solo la colpevole responsabilità dell’uomo.