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In Italia c’è sempre meno lavoro, la Riforma Fornero ha fatto cilecca

A ottobre il numero dei disoccupati si è attestato a quota 2.875.000, passando all’11,1% dal livello già record dell’11 registrato a settembre. I dati resi noti dall’Istat evidenziano un rialzo di 0,3 punti percentuali su settembre e di 2,3 punti su base annua. Siamo in presenza del tasso più alto da gennaio 2004 (l’inizio delle serie mensili).

Il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni) si è portato  al 36,5%, ovvero ail livello più alto sia dall'inizio delle serie mensili, gennaio 2004, sia dall'inizio delle serie trimestrali, IV trimestre 1992.

Il peggio, purtroppo, non è alle spalle, come qualcuno ogni tanto vuol lasciare ad intendere. <Il 2013, sul piano occupazionale, sarà ancora più pesante del 2012, che già è stato l’anno più pesante della crisi>, ha detto il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso. Un giudizio condiviso, fra gli altri, dal responsabile del dipartimento lavoro delle Acli, Stefano Tassinari: <Ci aspettano mesi e anni duri, dove la fatica di vivere sara' sempre piu' forte e diffusa>. Il deputato del pdl e vice presidente della commissione lavoro, Giuliano Cazzola, ha detto che <non basta la crisi economica a spiegare la perdita di tanti posti di lavoro> e che <bisogna avere il coraggio di valutare gli effetti dissuasivi alle assunzioni determinati dalla riforma del lavoro>.

Ha ragione Cazzola (esponente, comunque, di una forza politica che in tanti di governo per l’occupazione ha fatto davvero ben poco): la crisi certamente c’entra, ma i numeri di ottobre (e quelli dei mesi precedenti) dicono che la riforma Fornero  ha fatto cilecca. Doveva favorire politiche attive del lavoro. Evidentemente non c’è riuscita. Della (pur contestata)  flessibilità in entrata al momento non ci sono tracce. Di quella in uscita, invece, c’è qualche segnale (preoccupante) in più.