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Eurozona: migliora la fiducia nell’economia, ma la disoccupazione continua a far male

La fiducia nell'economia dell’Eurozona è risultata in recupero anche a dicembre, attestandosi a  quota 87 (+1,3 punti). L’indice calcolato della Commissione Ue rimane però su livelli molto inferiori alla media di lungo termine e segnala che l’economia dell’area rimane ancora debole.

Il miglioramento del sentiment economico contrasta con i dati relativi al mercato del lavoro: a novembre, la disoccupazione nella stessa Eurozona  ha infatti toccato livelli record, inerpicandosi fino a quota 11,8%. E la situazione potrebbe ulteriormente peggiorare. Secondo gli analisti di Intesa Sanpaolo, nei prossimi mesi il ciclo continuerà a pesare sulle prospettive occupazionali e non è escluso che la disoccupazione possa arrivare al 12,2% per fine 2013 .

In questo contesto, l’Italia brilla naturalmente in negativo. Secondo i dati provvisori forniti dall'Istat, il tasso di disoccupazione si è attestato a novembre all'11,1% (stesso valore registrato ad ottobre), in aumento di 1,8 punti percentuali nei dodici mesi. Come ad ottobre, si tratta del livello più alto registrato dal 2004, anno d'inizio delle serie storiche mensili. Se si considerano i dati trimestrali è il livello più alto dal primo trimestre del 1999. Il numero di disoccupati resta vicino a 2,9 milioni (2 milioni e 870 mila), in lieve calo (2 mila unità) rispetto a ottobre. Il ciclo congiunturale negativo dovrebbe continuare a pesare sulle prospettive occupazionali anche nell’anno in corso e il tasso dei senza lavoro potrebbe toccare in estate un massimo a quota 11,6%. Particolarmente preoccupante, ancora una volta, il dato sulla disoccupazione giovanile che a novembre è stato pari al 37,1%: si tratta del livello più alto mai toccato, ai massimi sia dalle serie mensili (ovvero dal gennaio 2004), sia da quelle trimestrali, cominciate nel quarto trimestre '92.

Dati che fanno venire la pelle d'oca, se solo pensiamo a quante tragedia nascondono. Eppure la campagna elettorale in corso sembra accorgersene solo marginalmente, qualcuno preferisce concentrarsi sulla quantità di tasse che devono restare al nord senza fra l'altro mettere l'accento sul fatto che quelle tasse andrebbero ridotte – e di molto – più che trattenute in questa o in quella regione.