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Imprese colpite da influenza e docce fredde

Circa 136 milioni di euro, pari a quasi un milione e trecentomila giorni persi in malattia. È quanto è costata alle imprese l’influenza che ha messo a  letto gli italiani nelle 13 settimane comprese fra il 17 ottobre del 2012 e il 13 gennaio di quest’anno. Il maggior numero di occupati (oltre 102 mila) si è ammalato durante la seconda settimana di gennaio 2013 (quasi il 40% in più rispetto alla settimana precedente). È quanto emerge da una stima delle Camere di Commercio di Milano e di Monza e Brianza su dati Istat e Ministero della Salute. "Il dato considera gli occupati italiani costretti a letto – tra imprenditori e lavoratori – per una media di tre giorni di convalescenza a testa ed esclude il costo del week end".

Considerando gli addetti influenzati, Milano ha un costo di 9 milioni di euro (per 78 mila giorni di malattia), a cui si aggiungono per l’area di Monza e Brianza 2,5 milioni di euro (con 21mila giorni di malattia). Tra le province più colpite c’è Roma con 10,9 milioni e 95 mila giorni persi, seguita da Torino (5,8 milioni di euro per 53 mila giorni), Napoli (4,2 milioni di euro) e Brescia (3,4 milioni di euro). Costi superiori ai 2 milioni di euro anche per Bologna, Firenze, Varese e Verona.

Oltre che con l’influenza, le imprese devono anche dare i conti con le…docce fredde. Come quelle arrivate oggi dalla Banca d’Italia. Secondo gli analisti di Via Nazionale, si tornerà a crescere solo nella seconda metà del 2013 – peraltro con un ritmo bassissimo – e nel 2014 il Pil aumenterà appena dello 0,7%. Commentando i dati di Bankitalia, il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi, ha detto che "ora siamo di fronte a un bivio: trasformare le criticità in opportunità oppure assistere al tracollo del Paese”. Come trasformare le criticità in opportunità è chiaro a tutti: recuperando competitività e creando un ambiente più favorevole all’attività d’impresa, all’offerta di lavoro, alla formazione di capitale umano e fisico. "La semplicità che è difficile a farsi", direbbe il vecchio Brecht. Difficile a farsi almeno fino a quando avremo una classe politica complessivamente non all'altezza del compito.