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Il Pil europeo accelera, ma al ribasso. L’Italia, fra i grandi, è il Paese che soffre di più

Il Pil dell'Eurozona ha registrato nel quarto trimestre una contrazione dello 0,6% a livello congiunturale e dello 0,9% su base annua. uesta,QLe maggiori flessioni congiunturali – secondo la stima preliminare diffusa oggi da Eurostat – hanno interessato Portogallo (-1,8%), Cipro (-1%) e Italia (-0,9%). Su base tendenziale, le peggiori performance sono state invece riportate da Grecia (-6%), Portogallo (-3,8%), Cipro (-3%) e Italia (-2,7%), mentre le migliori sono state messe a segno da Slovacchia (+1,2%), Austria e Germania (+0,4% entrambe). Nell'intera Unione europea il Pil é sceso di mezzo punto percentuale (- 0,6% annuo).

Vista l’aria che tira la Bce ha rivisto al ribasso le aspettative di crescita dell’eurozona per il 2013 e 2014 portandole rispettivamente allo 0 e all’1,1% dai precedenti 0,3 e 0,2 punti percentuali. Il principale fattore all'origine  della revisione al ribasso per il 2013 “è l’andamento dell'attività economica inferiore alle attese nel quarto trimestre del 2012”.La Bce prevede “minori contributi dei consumi privati e collettivi alla crescita per l'anno in corso e per il prossimo, a causa della persistente incertezza nell'area dell'euro e delle ulteriori misure di risanamento delle finanze pubbliche”.

Fra le grandi economie del Vecchio Continente l’Italia è dunque quella che soffre di più. Secondo il Centro Studi Promotor, il dato diffuso dall'Istat riporta il nostro Pil indietro di 12 anni, ovvero ai livelli del 2001. “Rispetto al 2007, cioè rispetto all'anno che ha preceduto la crisi epocale che ancora travaglia il nostro paese, la contrazione del Pil è del 6,5%”.

Come si va ripetendo ormai da settimane, la crisi colpisce però anche il cuore dell’Europa. La locomotiva tedesca ha infatti subito una  dura battuta d'arresto nel quarto trimestre del 2012, registrando un calo dello 0,6% del Pil (contro il +0,2% messo a segno nel trimestre precedente). E su base annua la Germania fa registrare una crescita  di appena lo 0,4%, contro il +3% e il +4,2% registrati rispettivamente nel 2011 e nel 2010. Secondo gli analisti di Intesa Sanpaolo “la debole uscita dal 2012 abbassa la media 2013 a +0,5% da una precedente stima di 0,7 per cento”. Il ministro dell'Economia tedesco, Philipp Roesler prova a gettare acqua sul fuoco dicendo che «i risultati del quarto trimestre dell'anno scorso sono in linea con le nostre attese» e che «l'economia tedesca ritroverà il cammino della crescita nel corso del 2013». Difficile se la politica di austerity predicata in Europa dalla Merkel (e non solo) non lascia spazio a una (più assennata) politica di sviluppo.

Previsioni negative confermate anche per la Francia. Parigi ha chiuso il quarto trimestre 2012, con un Pil in calo dello 0,3% (dopo  il +0,1% dei mesi estivi) e su base annua ha fatto registrare una crescita nulla (contro l'1,7% dell'anno precedente) dovuta a un calo dell’export (-1,0%t/t) e degli investimenti fissi (-1,0% t/t), oltre che al decumulo delle scorte (i consumi sono invece cresciuti dello 0,2% trimestrale, in linea con la dinamica dei mesi estivi). Il ministro francese dell'Economia, Pierre Moscovici, ha ammesso che la previsione sul Pil 2013 della Francia, attualmente stimato in crescita dello 0,8%, «dovrà essere ripensata», prevedibilmente con una correzione a -0,2%. Anche per Parigi si avvicina, dunque, lo spettro della recessione.