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Quelle 15mila imprese fallite per ritardi nei pagamenti. Dire “BASTA”, forse non basta più

Sarebbero oltre 15.000 le imprese italiane che dall'inizio della crisi alla fine del 2012 sono fallite a causa dei ritardi dei pagamenti causando una perdita di posti di lavoro che si aggirerebbe attorno alle 60.000 unità. La stima – effettuata dalla Cgia di Mestre – arriva contestualmente alla notizia dello slittamento del decreto legge per lo sblocco di circa 40 miliardi di debiti della Pa nei confronti delle imprese. Una coincidenza imbarazzante. Che rende evidente il nesso di causa ed effetto: pagamenti ritardati, saracinesche che si abbassano per sempre.

A concorrere alla chiusura delle imprese non sono stati, naturalmente, solo i ritardi nei pagamenti. Hanno contribuito anche gli effetti “collaterali” della crisi, come il calo del fatturato (dovuto alla contrazione degli ordinativi), l’aumento di imposte e contributi, la contrazione nell’erogazione del credito da parte delle banche (soprattutto nei confronti delle piccole imprese).

Un cocktail micidiale. Che distrugge posti e provoca lutti, fra chi il lavoro lo dà e chi il lavoro lo presta. Fra gli impreditori e gli operai. Sarebbero oltre 3500 dal 2007 ad oggi. Una vera strage. Dire basta, forse non…basta più. Le imprese sono disperate. L’ultimo allarme, in questo senso, l’ha lanciato questa mattina, il presidente della Confindustria, Giorgio Squinzi. Bisogna dunque fare presto. Ma presto davvero.  Bisogna che i politici trovino la quadra e il Governo agisca. Non c’è più tempo da perdere. A meno che non si voglia allungare ulteriormente quella catena di suicidi che addolora e mette in imbarazzo un intero Paese.