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Cina, allarme rosso per i bond degli enti locali. Il Dragone non fa più fiamme e fuoco

Il debito degli enti locali cinesi è andato fuori controllo e minaccia gravemente la stabilità finanziaria del gigante asiatico: a rilanciare l’allarme sulle prospettive del Dragone è il Financial Times, che in apertura dell'edizione odierna riporta il monito di una delle maggiori società di consulenze finanziarie e auditing cinesi, la ShineWing. Il numero uno Zhang Ke ha riferito di aver interrotto i collocamenti di titoli emessi da enti locali, dopo che nello svolgere delle consulenze proprio su questo genere di emissioni, la società si è resa conto della loro pericolosità.

A spiegare la rilevanza della vicenda è innanzitutto la dimensione del fenomeno. Gli esperti stimano infatti che i titoli emessi dalle varie autonomie locali cinesi hanno variano fra 1.600 e 3.200 miliardi di dollari, l'equivalente – sottolinea il Ft – del 20-40% del Pil della Cina. Titoli che la secondo economia globale ha emesso a ritmi crescenti negli ultimi mesi e che vengono prevalentemente usati dagli enti locali per effettuare rifacimenti stradali o opere simili, che difficilmente generano elevati rendimenti a differenza degli investimenti infrastrutturali veri e propri. Si è così creato un pericoloso circolo vizioso: "L'unica cosa che possono fare per ripagare i vecchi debiti è fare nuovi debiti".

Un fenomeno dunque da non sottovalutare. Così come da non sottovalutare è il rallentamento della crescita nei primi tre mesi del 2013, dal 7,9 al 7,7 per cento. Una percentuale, certo, da far invidia non solo all’Europa (che continua ad arrancare), ma anche all’America (la cui ripresa è ancora esitante), ma lontana dai livelli dell’ultimo decennio, quando la Cina è cresciuta al ritmo del 10% annuo. Oltre all’andamento del Pil, a preoccupare gli esperti sono anche altri fattori, quali il rallentamento della produzione industriale (+8,9% a marzo contro stime che puntavano sul 10%) e il deficit della bilancia commerciale (880 milioni di dollari, sempre a marzo, mentre gli analisti si aspettavano un dato in linea con quello di febbraio e quindi un surplus di circa 15 miliardi di dollari).

Sarà anche per questo che Moody's ha deciso di peggiorare le prospettive sul rating “Aa3” assegnato alla Cina portandole da “positive” a “stabili”. Secondo l’agenzia di rating americana “i fondamentali creditizi restano coerenti con il rating Aa3” ma i progressi di Pechino deludono “sia nel ridurre i rischi latenti, facendo trasparenza sull'esposizione delle amministrazioni locali, sia nel tenere a bada la rapida crescita del credito''.

Un campanello d'allarme che era stato già suonato da Fitch appena una settimana fa quando la più piccola delle tre agenzie statunitensi aveva declassato il debito cinese denominato in yuan facendolo passare da A+ a AA- con outlook stabile.