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Quei 2,2 milioni di neet confermano che l’Italia non è un paese per giovani

“Abbiamo tre milioni di disoccupati ma quello che è più grave è che il 40% dei giovani è senza lavoro e molti hanno smesso di cercarlo. Siamo in una situazione disperata, rischiamo di perdere una o due generazioni di giovani”.

La preoccupazione del presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, espressa dal palco del convegno dell'Osservatorio dei giovani-editori, Crescere tra le righe, in corso a Bagnaia (Siena), arriva a qualche giorno dal rapporto annuale dell’Istat sulla situazione del Paese. Un rapporto dal quale emerge che i giovani italiani che non hanno un lavoro e che hanno anche smesso di cercarlo sono circa 2 milioni e 250 mila, pari a quasi 24% dei giovani disoccupati del nostro Paese.

Un dato che dà all’Italia la leadership in Europa nella classifica dei "neet",  i ragazzi tra i 15 e i 29 anni che – appunto – non lavorano né frequentano corsi di istruzione o formazione. Il 40% è alla ricerca attiva di lavoro (49% tra gli uomini, 33,1% tra le donne), circa un terzo appartiene alle forze di lavoro potenziali, nel restante 29,4% sono inattivi che non cercano lavoro e non sono disponibili a lavorare. Quel che è peggio è che il numero di neet tra il 2011 e il 2012 è aumentato del 4,4% (+21,1% dal 2008, pari a 391mila giovani), per effetto della crescita della componente dei disoccupati. A dimostrazione che, complice la crisi, poco è stato fatto per invertire una tendenza che rischia di farci perdere, come ha sottolineato Squinzi, “una o due generazioni di giovani”.

Giovani, che pur colpiti pesantemente dalla crisi, si mostrano comunque più ottimisti degli adulti: il 45% di loro, infatti, ritiene che la propria situazione migliorerà. Saranno i miracoli della statistica!

Intanto qualcosa sembra muoversi. Il presidente del consiglio, Enrico Letta, ha risposto alla lettera con la quale il presidente del consiglio europeo, Herman Van Rompuy, ha annunciato che la lotta alla disoccupazione, specie quella giovanile, sarà al centro del prossimo vertice europeo di giugno. «Carissimo Herman, desidero ringraziarti – ha scritto il premier – per aver accolto la mia proposta di porre al centro dell'agenda del Consiglio europeo del 27 e 28 giugno prossimi il tema della disoccupazione giovanile».

Secondo Letta la lotta alla disoccupazione giovanile rappresenta la sfida prioritaria, per l'Italia e per l'Europa. "I dati delle recenti previsioni economiche della Commissione dimostrano che il problema della disoccupazione giovanile ha raggiunto livelli allarmanti praticamente in tutti gli Stati membri. Senza misure straordinarie e mirate non sarà possibile invertire questo trend, aumentando il rischio che la disoccupazione giovanile diventi strutturale". Se son rose fioriranno.