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Quelle “lepri” italiane del manifatturiero che corrono più forti della crisi

Millecinquecentoquarantotto. È il numero complessivo delle imprese del made in Italy manifatturiero che a fine 2007 – alla vigilia della crisi dei subprime – avevano un fatturato compreso fra 10 e 12,9 milioni di euro ed erano dunque considerate aziende quasi medie (fino al 2007 il fatturato di queste aziende era compreso fra 13 e 290 milioni, a partire dal 2008 la soglia di ingresso è stata spostata a 15 milioni).

Negli anni immediatamente dopo la crisi, il 16,1% di queste imprese è cresciuto al punto da sfondare la soglia dei 13 milioni, che fa da spartiacque fra piccole e medie aziende. In questo 16,1% ci sono degli “autentici top performer che hanno cominciato a correre, correre, correre. Come delle lepri”. Da qui il titolo di “Lepri che vincono la crisi”, un volume mandato in libreria da Marsilio che porta la firma di Paolo Gubitta – docente di Organizzazione aziendale all’Università di Padova – e di due giovani ricercatori  del Dipartimento di Scienze economiche della stessa Università: Alessandra Tognazzo e Saverio Dave Favaron.
Un volume che racconta quelle imprese lontane dai riflettori, che hanno resistito con orgoglio alle conseguenze della crisi economica più devastante dai tempi della Grande Recessione del 1929. Imprese quasi tutte a proprietà familiare che – sottolineano gli autori – “si sono smarcate dall’immagine di un’Italia in declino e destinata a soccombere nella competizione globale”.

Di queste aziende vincenti gli autori hanno studiato i bilanci dal 2004 al 2010 ricavando spunti interessanti non solo per lo stesso mondo delle imprese, ma anche per le istituzioni pubbliche “che con le loro politiche orientano le decisioni imprenditoriali e manageriali” e per le Università e le business school “chiamate a formare e garantire il continuo aggiornamento delle competenze delle persone lungo tutto il ciclo di vita professionale”.
Da queste “Storie di aziende (quasi medie) vincenti nei mercati globali” – evocate dal sottotitolo del volume che fa parte della collana Nordest Europa – emergono una serie di “scoperte” che vale la pena riassumere: il successo non si improvvisa, l’impegno della proprietà è un segnale forte e che paga, l’innovazione manageriale produce valore che non si misura solo con il denaro e – last but not least – le competenze imprenditoriali (per fortuna) non si ereditano.

La caratteristica comune a questo gruppo di “autentiche lepri manifatturiere” è – secondo gli studiosi – l’aver adattato rapidamente i modelli di business al nuovo contesto economico, individuando nuovi territori competitivi spesso ancora inesplorati. Capacità che ha consentito a queste “lepri” di continuare a macinare risultati positivi anche in un ambiente diventato improvvisamente ostile.
L’ultimo capitolo di questo volume – corredato, fra l’altro, da una serie di tabelle contenenti “Dati e Fatti” – si occupa di tre storie di successo: la Gervasoni di Udine, la Terruzzi Fercalx di Bergamo e l’Andrea Montelpare di Fermo. Di queste tre best practices  viene ricostruito il percorso di sviluppo, “in cui arte manifatturiera e intuito strategico si combinano con la lungimiranza e il senso di responsabilità delle famiglie imprenditoriali proprietarie”.
Un libro da leggere per capire che è possibile uscire vittoriosi anche dalla crisi più nera come quella che purtroppo ci accompagna ormai da molti anni.

(P. Gubitta, A. Tognazzo, S.D. Favaron, Lepri che vincono la crisi, Marsilio 2013, pagg. 166, euro 10)