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Quel patto inclusivo anti-povertà che costa solo 6 miliardi di euro

Un “Patto aperto contro la poverta” con l’obiettivo strategico di far uscire il Paese dalla crisi. È questo il senso del progetto del Reddito d'inclusione sociale (Reis) realizzato dalle Acli in collaborazione con la Caritas. Un progetto rivolto a tutte le famiglie che vivono in povertà assoluta e che consiste nel dare mensilmente ad ogni famiglia una somma pari alla differenza tra il proprio reddito e la soglia Istat della povertà assoluta, – oltre che i servizi di cui ha bisogno. “Il Reddito d'inclusione sociale è introdotto gradualmente, lungo un cammino articolato in quattro annualità” spiega il presidente nazionale delle Acli, Gianni Bottalico”, precisando che “nell’ipotesi che l’introduzione cominci nel 2014 la misura andrà a regime nel 2017”. La spesa pubblica dedicata ammonta a regime – cioè a partire dal quarto anno – a 6 miliardi e 62 milioni di euro (900 milioni nel primo anno).  “La proposta – sottolinea Bottalico – nasce da un percorso di esperienze diverse, da due associazioni, Acli e Caritas, che in questi anni hanno provato ad accompagnare con dignità cittadini. Secondo noi, il tema della povertà diventa sempre più ampio e la povertà estrema é un tema importante perché il nostro obiettivo é dare a chi si trova in queste condizioni una possibilità per uscirne”.

Una proposta condivisa dal ministro del Welfare, Enrico Giovannini: “Quella del Reddito d'inclusione sociale é una proposta perfettamente coerente con quello che abbiamo messo nel Dl lavoro. Abbiamo scritto che quello era l'inizio di un programma per l'inclusione sociale. Sento molto miei questi temi, dunque assumo l'impegno, ma ci vuole tempo”.

L’iniziativa Acli-Caritas trova anche un’importante sponda sindacale. Secondo Susanna Camusso  “dà la possibilità di interrompere una lunghissima stagione in cui si dava per scontato che la frantumazione della nostra società fosse un bene. Se si tornasse a parlare di solidarietà si chiuderebbe una stagione che ha portato agli individualismi”. E ad un aumento spaventoso delle disuguaglianze.

Appena una settimana fa l’Istat ci ha fatto sapere che – colpa anche della crisi economica che non accenna ad allentare la morsa – gli italiani in povertà relativa sono 9 milioni 563 mila ovvero il 15,8% della popolazione. Di questi, 4 milioni e 814 mila (8%) sono poveri assoluti, che non riescono cioè ad acquistare beni e servizi essenziali per una vita dignitosa. Troppi per un Paese incluso nella top ten dei più industrializzati e ricchi del mondo.