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Economia in ripresa, disoccupazione strutturale: un paradosso da evitare

Il ritmo della ripresa nelle principali economie avanzate ''è migliorato nel secondo trimestre'' e ''dovrebbe essere mantenuto ad un tasso simile nella seconda parte dell'anno'': l'attività economica ''si sta già espandendo'' in Nord America, Giappone e Regno Unito mentre l'area dell'euro nel suo insieme ''è fuori dalla recessione''. A sostenerlo è l’Ocse che nel  rapporto Interim Economic Assessment prevede una ''modesta ripresa'' nella seconda metà di quest’anno e una crescita più <forte> nel 2014. L’economia mondiale sembrerebbe insomma aver invertito la marcia anche se <sulla ripresa pesano rischi importanti>. Per questo, afferma l’Ocse, <è necessario continuare a sostenere la domanda, anche attraverso politiche monetarie non convenzionali, per minimizzare il rischio che la ripresa deragli>.

In tutto questo l’Italia continua purtroppo ad essere un’eccezione negativa: nel quarto trimestre dell’anno il prodotto interno lordo scenderà dello 0,3% (dopo il calo dello 0,4% registrato nel terzo) facendo segnare per l’intero 2013 una contrazione dell’1,8%. Il nostro paese dovrebbe dunque rimanere l’unico ancora in recessione tra le maggiori economie, visto che la Francia registrerà a fine anno una crescita dello 0,3% (+1,4% nel terzo trimestre, +1,6% nel quarto), la Germania dello 0,7% (+2,3% e +2,4%), la Gran Bretagna dell’1,5% (+3,7% e +3,2%), Usa +1,7% (+2,5% e +2,7%.

Dal rapporto emerge che l’Eurozona continua comunque a rimanere <vulnerabile a rinnovate tensioni finanziarie, bancarie e sul debito sovrano: molte banche della zona sono insufficientemente capitalizzate e appesantite da cattivi prestiti – spiega l’Ocse – I recenti progressi verso una supervisione comune e i nuovi accordi sulle risoluzioni aiuteranno, ma sono necessarie misure per assicurare la qualità delle revisioni degli asset del prossimo anno e degli stress test bancari e per garantire adeguati accordi di supporto finanziario per ripianare carenze nel capitale bancario>.

Tra i problemi evidenziati c’è anche quello della disoccupazione, che secondo l’Ocse rischia di diventare strutturale. <La disoccupazione resta elevata in molte economie avanzate nonostante un certo miglioramento nel Regno Unito e in Giappone. Lunghi periodi di elevata disoccupazione possono portare a un suo aumento strutturale che resterà anche se la ripresa verrà confermata>. L'occupazione debole, la crescita globale lenta e i persistenti squilibri globali, rileva l'Ocse, <sottolineano la necessità di politiche strutturali, in aggiunta a quelle a sostegno della domanda, per creare posti di lavoro, aumentare la crescita, rendere più bassa la pressione fiscale e ridurre in modo permanente gli squilibri esterni>. Un appello assolutamente da raccogliere per evitare un aumento delle tensioni sociali già da tempo a livelli di guardia. È ora di mettere finalmente in atto una politica macroeconomica che fornisca supporto sufficiente alla domanda.