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L’Italia guarda verso la ripresa, ma intanto continua a vedere la produzione (e i consumi) in calo

La produzione industriale industriale scende anhe a luglio, segnando un ribasso su base mensile dell’1,1 per cento. Per trovare un calo congiunturale più forte occorre tornare a giugno 2012. In termini tendenziali la contrazione, la 23esima, è del 4,3% (corretta per effetti calendario). Nella media del trimestre maggio-luglio l'indice della produzione ha registrato una flessione dello 0,5% rispetto al trimestre precedente mentre nei primi sette mesi dell'anno la produzione é scesa del 4,0% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Il ministro del lavoro Enrico Giovannini ha riconosciuto che il dato diffuso oggi dall'Istat "non è positivo" e ha anzi sottolineato che "è peggiore delle attese".

È vero che il calo della produzione industriale ha riguardato a luglio l’intera l’Europa – il dato, diffuso sempre oggi  da Eurostat, evidenzia una flessione dell'1,5% nell'Eurozona (-2,1% tendenziale) e dell'1% nell’intera Unione – ma a differenza del nostro Paese, in giugno era aumentata rispettivamente dello 0,6% e dello 0,9 per cento.

L’Italia dunque ha (come al solito) un problema in più come hanno del resto confermato ieri i dati Istat sul prodotto interno lordo nel secondo trimestre (- 0,3% rispetto ai tre mesi precedenti, -2,1% sul secondo trimestre 2012) che hanno ratificato l’ottavo trimestre consecutivo in calo.

Gli esperti dicono che a metà del prossimo anno – instabilità politica permettendo – il nostro paese dovrebbe finalmente uscire da questa lunga fase recessiva e inforcare la strada della ripresa: il problema è che si prevedono rialzi frazionali del Pil, dunque insufficienti ad incidere in modo concreto sull’occupazione. Lo stesso Giovannini ha riconosciuto che <non basteranno aumenti dello zero virgola qualcosa> per ridurre il tasso dei senzalavoro. E – aggiungiamo noi – per rilanciare i consumi. A questo proposito la Confcommercio ha detto che <il crollo dei consumi è finito>, sottolineando però che anche l'anno prossimo resteranno al palo. Nel rapporto diffuso oggi, Confcommercio pronostica che quest'anno i consumi caleranno del 2,4%, mentre l'anno prossimo scenderanno dello 0,2%. Secondo l’Ufficio studi della Confederazione dei commercianti, il reddito disponibile delle famiglie italiane e quello pro capite é ai livelli di 25 anni fa. Nel 2013 il reddito pro capite disponibile é pari a 17.300 euro rispetto ai 17.200 del 1988. Nel 2014 la cifra sarà identica a quella di quest'anno. Tra il 1992 e il 2012, spiegano poi gli analisti, il peso percentuale delle spese obbligate rispetto al totale dei consumi é costantemente aumentata, passando dal 32,3% del 1992 al 40,6% del 2013.

Un quadro non esaltante, a cui bisogna aggiungere le preoccupazioni della Bce: secondo i banchieri centrali, il peggioramento del fabbisogno dell'Italia, dovuto soprattutto al rimborso dei debiti verso le imprese, metterebbe in risalto <i rischi crescenti per il conseguimento dell'obiettivo di disavanzo" al 2,9% del Pil per il 2013.

Insomma, che la ripresa sia vicina è tutto ancora da vedere.