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Italia 25esima nella Ue per telelavoro, la competitività passa anche da qui

Nel 2013 la percentuale dei telelavoratori italiani per più di un quarto del loro tempo lavorativo è pari a un modesto 6,1%. Un dato che relega il nostro Paese al 25esimo posto su 27 paesi europei. A rilevarlo è la Ricerca dell’Osservatorio smart working della School of management del Politecnico di Milano. “Alla base del gap italiano rispetto agli altri Paesi europei nella diffusione del telelavoro, vi è una normativa pesante e restrittiva, una visione miope e rigida nelle relazioni industriali e una cultura del lavoro pesantemente gerarchica”, afferma Mariano Corso, responsabile scientifico dell'Osservatorio. Nel percorso d'innovazione organizzativa, l'Italia sembra inoltre “frenata” secondo Corso “dalla grande presenza di imprese medio-piccole con modelli di lavoro ancora molto tradizionali”. Sebbene sembri ancora “lontana” dalla possibilità di colmare il gap, l’Italia sembra però registrare “finalmente un primo cambio di tendenza”. Nel 2013, infatti, la percentuale di telelavoratori, almeno occasionali, è comunque aumentata passando dal 17 al 25 per cento. Senz’altro una buona notizia. Perché come recita il titolo del convegno tenuto nell’aula De Carli del Politecnico, ‘la competitività passa da qui’.

La ricerca dell'Osservatorio Smart Working mette anche in luce come nelle Pmi la flessibilità nell’orario di lavoro sia presente nel 25% delle imprese, ma venga offerta a tutti i dipendenti solo nel 10% dei casi; il telelavoro sia presente nel 20% delle imprese, ma sia concesso a tutti i dipendenti in meno del 2% dei casi. Nelle grandi aziende italiane, invece, rileva ancora la ricerca, la situazione è diversa: la diffusione della flessibilità  nell’orario di lavoro è circa il triplo delle Pmi, quella del telelavoro doppia. “L’arretratezza dei modelli di lavoro in Italia -evidenzia lo studio- si riflette in una limitata soddisfazione dei lavoratori, in particolare riguardo alla flessibilità del luogo e degli orari di lavoro: circa un terzo degli utenti business si dichiara poco o per nulla soddisfatto su questo fronte, ritenendo che una percentuale in media il 40% delle proprie attivita' potrebbe essere svolta efficacemente al di fuori della sede di lavoro”.