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Banca mondiale: via la povertà estrema entro il 2030. Dobbiamo crederci

Far scendere il tasso di povertà al 9% entro il 2020 ed eliminarla completamente entro il 2030. È il proposito del neo presidente della Banca mondiale Jim Yong Kim. Quante volte l’abbiamo già sentita questa storia? Tante, troppe volte. Nel frattempo i problemi del Sud del mondo sono ancora tutti là: un miliardo di persone è ancora indigente, tra cui  400 milioni di bambini. A quelle latitudini si vive (e si muore) con meno di 1,25 dollari al giorno.

Diciassette anni per debellare la povertà estrema mi sembrano davvero tanti. Non sarebbe più logico costringere i governi a fare “gli straordinari”: ad aumentare gli impegni tante volte presi (e quasi mai mantenuti) destinando  alla lotta contro la fame e la povertà non lo “zero-virgola” del Pil, ma cifre decisamente più significative. Solo in questo modo si può arrivare concretamente alla promozione della “prosperità condivisa” di cui parla il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, che dal Development Committee (il Comitato per lo sviluppo) ricorda il ruolo cruciale svolto dall’Istituto in questa fase recessiva, sottolineando che solo nel 2010 “ha prestato risorse pari a 66 miliardi di dollari, il triplo di quanto faceva negli anni pre-crisi”. Del resto è nata (nel 1945) per fare proprio questo, ovvero aiutare i Paesi in crisi a superare una congiuntura negativa: subito dopo la seconda guerra mondiale si occupò della ricostruzione di Europa e Giappone e successivamente – con il movimento della decolonizzazione degli anni sessanta – cominciò  ad occuparsi dello sviluppo economico dei paesi dell'Africa, dell'Asia e dell'America Latina.

Oggi comprende la Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo (Birs) e l'Agenzia Internazionale per lo Sviluppo, due istituzioni create per lottare contro la povertà e per organizzare aiuti e finanziamenti agli Stati in difficoltà. La lotta, però, non deve essere infinita. Se gli aiuti non bastano – e gli ultimi decenni lo dimostrano – c’è qualcosa che evidentemente non va.

La riforma mira a “rendere l'istituto più efficiente” ed è basata sulla massima collaborazione interna e sulla creazione di 14 aree globali tra cui l'agricoltura, l'istruzione, la sanità, l'energia e il commercio. I suoi estensori sono sicuri che “funzionerà”. Anche questa l’abbiamo già sentita. Vogliamo, però, sperare che questa volta sia quella buona. I poveri e gli affamati hanno sempre meno tempo.