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Ancora troppe le aziende che chiudono, ma i giovani danno segni di vitalità

“Nei primi nove mesi del 2013 sono fallite 8.900 aziende, il 6% in più dello stesso periodo del 2012. Mentre gli impieghi delle banche verso le imprese si sono ulteriormente ridotti del 5% nell'ultimo anno”. I dati che sono arrivati ieri da Unioncamere ci dicono che la crisi continua a mordere. Certo il saldo fra aperture e chiusure di imprese nel terzo trimestre continua ad essere positivo (+12.934  unità), ma è il più basso in assoluto della serie degli ultimi dieci anni. A determinarlo hanno concorso 76.942 iscrizioni di nuove imprese (1.923 in più rispetto allo stesso trimestre del 2012) e 64.008 cessazioni di imprese esistenti (in aumento di 3.498 unità rispetto all'anno scorso, il secondo valore più alto della serie decennale, dopo quello record del 2007). Sono dati, sottolinea Unioncamere, “che rispecchiano le  difficoltà dell’economia reale del Paese”.

Un terzo nuove imprese è under 35.  In mezzo a tanto sconforto c’è comunque un dato positivo: dall’inizio dell’anno un vero e proprio esercito di italiani “under 35” ha deciso di tentare la carta dell’impresa scegliendo di mettersi “in proprio”. Delle quasi 300mila imprese nate tra l'inizio dell'anno e la fine di settembre, infatti, oltre 100mila (il 33,9%) hanno alla guida uno o più giovani con meno di 35 anni di età. La culla di questa vitalità imprenditoriale è il Sud, dove ha  sede il 38,5% delle nuove imprese giovanili, con quasi 40mila attività aperte in nove mesi. I settori in cui i giovani sembrano individuare le maggiori possibilità di successo sono quelli del commercio (dove opera il  20,5% delle neo-imprese giovanili), delle costruzioni (9,4%) e dei  servizi di ristorazione (5,6%). Nella grande maggioranza dei casi (il  76,8%) si tratta di imprese individuali, la forma più semplice – ma  anche la più fragile – per operare sul mercato; il 15,6% ha scelto  invece la forma della società di capitale, più idonea a sostenere progetti di sviluppo anche ambiziosi. Un dato, confortante, che fa ben sperare e che conferma quanto detto ieri dal presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello a proposito del “bollettino di guerra” a cui gli imprenditori non si vogliono arrendere convinti che l’Italia “abbia energie e talenti sui quali contare per riscattarsi”.