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Quasi quattro milioni di neet. Italia sempre meno per giovani

Il 27% della popolazione giovanile italiana compresa fra i 15 e i 34 anni non studia, non lavora e non è in un percorso di formazione. Lo rileva l’Istat in una tabella sui cosiddetti «Neet», un acronimo inglese che sta per “Not (engaged) in Education, Employment or Training”, riferita al terzo trimestre di quest’anno. Stiamo parlando di 3 milioni e 755mila giovani (2,11 milioni di donne e 1,64 milioni di uomini), il 36% dei quali residente al Sud.

La quota di Neet che si registra in Italia è superiore a quella della media europea e la sua incidenza è significativamente più alta rispetto ai principali paesi europei (Germania, Francia, Regno Unito) e più simile a quella della Spagna. Nella maggior parte dei paesi il fenomeno coinvolge in misura maggiore le donne, con i più ampi divari nella Repubblica Ceca, in Ungheria ed in Grecia.

Sono dati insopportabili e intollerabili: un prolungato allontanamento dal mercato del lavoro o dal sistema formativo può comportare, infatti, il rischio di una maggiore difficoltà di reinserimento di questi giovani ai quali si sta rubando il presente e si sta pregiudicando il futuro .

Il problema riguarda tutta l'Europa (e non solo) e le soluzioni devono dunque essere trovate a livello comunitario.  L'importante è che non si perda più tempo. E che si attuino politiche che puntino alla crescita e che diano finalmente anche ai giovani il futuro che meritano.