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Orientamento, qualcosa (finalmente) si muove. Ma si può e si deve fare molto di più

Sei milioni e 600mila euro. Sono le risorse stanziate per l’orientamento scolastico e professionale dal Dl “L’Istruzione riparte” convertito recentemente in legge dal Parlamento. Non tanto, anzi troppo poco, ma in questi tempi di vacche magre è già qualcosa. Comunque il segnale di una forte volontà di cambiamento da parte del Governo Letta e del suo ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Maria Chiara Carrozza.

“La scuola corrisponde al percorso di studi in cui lo studente deve realizzare se stesso, di conoscenza del mondo, prende atto del proprio progetto personale di ogni singolo ragazzo”, ha sottolineato il ministro durante la presentazione del nuovo portale Miur sull’orientamento in entrata e in uscita della scuola secondaria di II grado e post-diploma (www.istruzione.it/orientamento).

Un progetto che deve essere “incoraggiato” prima possibile. Non a caso la Carrozza spinge molto sul concetto di orientamento precoce: “Dobbiamo cominciare da subito, affiancando un tutor allo studente per far crescere le potenzialità dei singoli e sfruttare i loro talenti”. Un tutor che magari possa contare anche su un laboratorio dove consentire allo studente di fare “pratica orientativa”, simulando percorsi e verificando competenze e abilità personali. Un laboratorio dove possa “toccare con mano che tutti i percorsi formativi hanno la stessa dignità” e possono contribuire in maniera differente allo sviluppo del Paese. Già, perché la crescita dipende, in definitiva, anche dal livello di competenza dei singoli.

Il compito della scuola è anche, se non soprattutto, quello di valorizzare i talenti. Anche per consentire ai giovani di mettere in pratica l’invito rivolto loro da Giovanni Paolo II il 22 settembre 1985: “Prendete in mano la vostra vita e fatene un autentico e personale capolavoro”.