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Rc auto più salata dell’80% sul secondo veicolo di uno stesso contraente: e il DL Bersani?

Pensavo di averle viste tutte, evidentemente mi sbagliavo. Ho comprato una seconda auto per la mia famiglia e sono andato dall’assicuratore per contrarre una nuova polizza. Con sommo stupore scopro dalla viva voce dell’impiegata che, “le novità del Decreto Bersani sono ancora valide, ma con un piccolo aggiustamento”. Cioè, “Lei continua a tenere la sua classe (che è la prima, ndr), ma l’importo complessivo subisce una piccola variazione”. Ovvero , “invece di pagare 132 euro a semestre ne paga 232”. E per quale motivo devo pagare questa differenza che fra l’altro non è affatto piccola, dal momento che rappresenta un aggravio di oltre l’80 per cento? “Perché dopo l’introduzione della Legge Bersani le compagnie assicuratrici hanno registrato un forte calo delle polizze sulle classi di merito alte”, ovvero quelle riguardanti le new entry. Evidentemente – complice la crisi – molti genitori in fascia bassa (prima classe o limitrofe) hanno probabilmente cominciato a “proteggere” il nucleo familiare intestandosi la polizza dei figli per pagare di meno. Allora le compagnie cosa hanno fatto? Si sono messe d’accordo e hanno “interpretato” a loro modo il decreto legge n.7 del 31 gennaio 2007 (decreto Bersani), convertito in legge n.40 del 2 aprile 2007. Nella parte dedicata alle assicurazioni auto, il decreto permette di “ereditare” la classe di merito di un parente o propria, in caso di acquisto di una seconda o terza auto, nuova o usata. Un decreto, quello Bersani, che non è mai piaciuto alle compagnie assicuratrici. Che hanno, appunto, provveduto ad “interpretarlo”. Il risultato di questa “interpretazione” – non so quanto legittima – è che, è sempre l’impiegata a parlare, “sulla prima auto si applica la classe di merito pura”, sulle successive “quella impura”, che prevede appunto quella “piccola” maggiorazione.

E sì che l’Isvap (l’istituto di vigilanza sulle assicurazioni private) ha stabilito che il diritto al mantenimento della stessa classe di merito dell’assicurato sussiste non solo nel caso in cui si assicuri il secondo veicolo con la medesima compagnia, ma addirittura anche nel caso in cui si decida di cambiare assicurazione (soldi&diritti n. 103 nov.2008).

La legge, fra l’altro, vale anche per le auto di proprietà di persone appartenenti allo stesso nucleo familiare, per cui è possibile – ad esempio – per i figli neopatentati di assicurare la propria nuova auto nella classe 1 del padre o della madre, anziché nella canonica classe di merito 14, costosissima.

La sorpresa avuta oggi negli uffici dell’agenzia assicurativa mi ha ricordato “Così è (se vi pare)”, l’opera di Pirandello incentrata sull'inconoscibilità del reale, di cui ognuno può dare una propria interpretazione che può non coincidere con quella degli altri. In fondo, tutta la vicenda mi sembra davvero surreale: non ho ancora capito perché devo pagare di più per la seconda macchina, dal momento che la Legge mi consente la “portabilità” di un mio diritto acquisito. E vorrei che qualcuno me lo spiegasse. L’unica consolazione, comunque magra, è che per fortuna ho dovuto assicurare solo la responsabilità civile: furto, incendio, grandine e altri rischi sono infatti compresi nel pacchetto-auto offerto dal concessionario. Il salasso, almeno per quattro anni, è scongiurato.

  • Aldo |

    “E il DL Bersani?”, com’è possibile porsi questa domanda oggi, 7 febbraio 2014, dopo 7 ANNI dalla sua ingloriosa fine? Il DL in oggetto è stato rispettato dalle compagnie assicuratrici solo nel corso del 2007, poi si è trovata la soluzione: è stata introdotta una nuova tariffa per la 1 classe derivante dal DL diversa (molto più cara) dalla tariffa esistente per la 1 classe tradizionale derivante dal passaggio annuale da una classe peggiore ad una migliore in assenza di incidenti!!!
    Evidentemente il DL in oggetto era male impostato per cui è stato molto facile trovare la scappatoia per vanificarlo! D’altra parte questo DL fa parte delle famose liberalizzazioni di Bersani (vendita dei medicinali, licenze dei tassisti,ecc…) tutte miseramente fallite con una sola eccezione: quella del gioco d’azzardo che ha fatto nascere in Italia una decina di società che gestiscono tale gioco a scapito di migliaia di persone che, invece di riportare uno stipendio in casa hanno preferito impiegarlo nelle slot machine, e a scapito di uno Stato imbelle che ha visto diminuire le entrate fiscali sui giochi per effetto di un’errata BASSA tassazione sulle slot, dove si sono spostati anno per anno rilevanti volumi di gioco a scapito dei tradizionali Lotto, Totocalcio e Ippica.

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