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Imprese con troppi debiti e poco patrimonio, famiglie senza soldi e con consumi in calo

In un passaggio delle “Considerazioni finali” lette oggi all’assemblea annuale di Banca d’Italia, il governatore Ignazio Visco ha detto che “l’indebitamento elevato e la dipendenza dal credito bancario sono segnali di vulnerabilità finanziaria per le imprese italiane”. Con quasi 1.300 miliardi di debiti finanziari e 1.600 di patrimonio netto, “il complesso delle aziende italiane ha una leva del 44 per cento”, ha affermato Visco precisando che “il credito bancario rappresenta il 64 per cento dei debiti complessivi”. Per l’area dell’euro queste grandezze sono decisamente più basse, in media pari al 39 e al 46 per cento. “Una leva finanziaria in linea con la media europea richiederebbe un aumento del patrimonio di circa 200 miliardi e una pari riduzione dei debiti: si tratta di un obiettivo ambizioso ma alla portata delle nostre imprese in un orizzonte di medio termine”.
Il governatore ha messo l’accento sulle riforme strutturali volte a rilanciare la crescita che “agevolerebbero il reperimento di capitale di rischio e incoraggerebbero gli imprenditori a impegnare risorse proprie, mostrando per primi fiducia nelle prospettive delle loro aziende”. Un richiamo al Governo, dunque, quanto mai opportuno perché acceleri in direzione di quelle riforme utili a rilanciare la crescita e a dare – finalmente – la scossa ai consumi.
A proposito dei quali Visco ha detto che ”Una contrazione dei consumi superiore a quella del reddito disponibile delle famiglie non si era registrata nemmeno in occasione di recessioni particolarmente pronunciate, come quelle dei primi anni novanta e del 2008-09”. Nel periodo compreso tra il terzo trimestre del 2011 e il terzo del 2013, “il calo medio del reddito disponibile, valutato in ragione d’anno, è stato pari al 2,7 per cento; la diminuzione dei consumi è risultata del 3,2. Nelle due recessioni precedenti il tenore di vita delle famiglie era stato invece parzialmente salvaguardato grazie a una compressione del saggio di risparmio; la riduzione media dei consumi era stata rispettivamente del 2,1 e dello 0,9 per cento, la flessione del reddito disponibile pari al 2,7 e al 2,0 per cento”.