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L’Europa promuove la nuova social card italiana, milioni di poveri aspettano il Reis

Sei miliardi di euro. Tanto costerebbe introdurre in Italia il reddito di inclusione sociale (Reis), uno strumento per contrastare la povertà immaginato da una coalizione di associazioni della quale fanno parte Acli, Caritas, Ac, Sant’Egidio, Banco alimentare, sindacati e rappresentanze di enti locali. Uno strumento che – a parte la Grecia – esiste nel resto dell’Eurozona.
Intanto dalla Commissione europea è arrivato l’ok alla sperimentazione della nuova social card in Italia e la richiesta al governo di estendere prove e monitoraggi a tutto il territorio nazionale di questo strumento partito a luglio dell’anno scorso. Finora, infatti, la carta per le famiglie più indigenti è stata provata solo nei 12 maggiori centri urbani italiani: Bari, Bologna, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino, Venezia, Verona. Una sperimentazione che dovrebbe costare complessivamente circa 300 milioni. Una cifra assolutamente abbordabile. E che va dunque messa a disposizione senza altri indugi.
I numeri di Cnel e Istat confermano infatti che in cinque anni i poveri assoluti (al di sotto della soglia di una sopravvivenza accettabile) sono aumentati di circa 2,3 milioni di unità e la grave deprivazione (la mancanza di tutti o una parte degli elementi considerati indispensabili per vivere nella nostra società) riguarda un totale (nel 2012) di quasi 9 milioni di persone. Una ragione più che sufficiente per FARE PRESTO ad affrontare e risolvere la questione del reddito di inclusione sociale.