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L’aria nuova per tornare a crescere passa da riforme strutturali e investimenti

Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, dice che “serve aria nuova” e che “bisogna togliere il paese ai soliti noti”. Tempo addietro ha anche detto che è necessario cambiare verso. Qualcosa dal suo Governo è stato fatto, molto altro resta però ancora da fare (compresa l’attuazione dei provvedimenti già decisi). Anche perché i nodi restano clamorosamente tutti da sciogliere, a cominciare da quello del lavoro. Il problema dei problemi. Senza la cui risoluzione non c’è futuro. L’Italia rischia di diventare sempre più un paese di poveri (8-9 milioni), di giovani e donne senza lavoro e dunque senza prospettive, di emarginati. Serve una scossa. Ma vera. Che incida nel profondo. I suggerimenti non mancano. Arrivano copiosi anche in questi giorni da Jackson Hole, l’annuale meeting nel Wyoming che raduna i più grandi nomi dell’economia mondiale per discutere di crescita e lavoro. Janet Yellen, presidente della Federal Reserve, ha detto che negli Stati Uniti la disoccupazione cala “a un ritmo sorprendentemente rapido” ma “il mercato deve ancora riprendersi pienamente dal profondo danno” subito dalla crisi. Se i progressi continueranno a essere così rapidi, la banca centrale Usa potrebbe ridurre prima del previsto gli stimoli all’economia. Buon per gli americani. L’Europa infatti continua a stagnare, anche per colpa delle cattive decisioni prese negli ultimi anni da una leadership a trazione tedesca che ha voluto mettere l’accento sull’austerità anziché sulla crescita. È tempo di rimediare. Le ricette per la crescita sono sempre le stesse: riforme strutturali, flessibilità, investimenti infrastrutturali a livello europeo, finanziabili anche con nuovi strumenti quali gli Eurobond). Dopo ventisei mesi di contrazione del credito al settore privato nell’area dell’euro (una contrazione che si è attenuata solo di recente, ma non si è interrotta), la Banca centrale europea lancerà a settembre la prima di otto operazioni destinate a far ripartire i prestiti all’economia reale. Un piano da 1000 miliardi per finanziamenti alla banche da girare alle imprese. Il presidente Draghi ha anche annunciato “misure non convenzionali” con acquisti di titoli di stato e di titoli cartolarizzati emessi dalle banche. Francoforte dovrebbe dunque fare la sua parte. Speriamo che i Governi facciano la loro. Serve un forte rilancio degli investimenti pubblico/privati per far risalire redditi e fiducia dei consumatori, due elementi fondamentali per far tornare la domanda e – finalmente – riprendere la via della crescita. Smarrita ormai da tanto, troppo tempo.