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Se le colonne portanti dell’economia italiana scoprono i mini-bond

«Le piccole e medie imprese sono la colonna portante dell’economia italiana, rappresentando il 99,9% del totale delle imprese, l’80% dell’occupazione e il 67% del valore aggiunto, valori tra i più alti nell’area Ocse». Lo afferma il rapporto Ocse “Le politiche per le Pmi e l’imprenditorialità in Italia” che sarà presentato il prossimo 9 settembre dal ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi.« Non si tratta – afferma una nota del Ministero – solo di una questione di numeri, ma anche di qualità. Le imprese italiane di taglia media (tra 50 e 249 dipendenti) eccellono nelle loro nicchie di mercato e mostrano una produttività superiore a quella delle imprese tedesche e francesi di simile dimensione». Una realtà, dunque, che andrebbe incoraggiata con più decisione. Anche perché secondo la consueta indagine congiunturale sulle imprese manifatturiere, del commercio e dei servizi, realizzata dal Centro studi di Unioncamere, “la battuta d’arresto subìta, tra aprile e giugno, dalle imprese manifatturiere (che porta in terreno negativo le previsioni per il trimestre estivo) segnala che l’orizzonte più fosco, ancora una volta, riguarda proprio le piccole imprese con meno di 50 dipendenti, per le quali l’attesa di una riduzione della produzione e del fatturato nel periodo luglio-settembre prevale di 16 punti percentuali rispetto a chi, invece, intravvede una crescita di entrambi gli indicatori”.
Il governo ha di recente adottato misure importanti per sostenere il settore delle Pmi durante la doppia recessione che ha colpito il Paese. In particolare, l’ampiamento delle risorse del fondo centrale di garanzia e lo sblocco dei debiti della pubblica amministrazione (non ancora concluso) che hanno aiutato molte imprese a fronteggiare la stretta del credito bancario (sempre asfissiante), ma anche le nuove misure – come i contratti di rete e la legislazione sulla start-up innovativa – che sono state disegnate con l’intento di sostenere l’imprenditorialità innovativa. Ma va fatto evidentemente di più. Per aumentare la produttività delle piccole imprese che rimane bassa (soprattutto per le imprese fino a 50 addetti) e attrarre più capitale estero. Fra le aree d’intervento prioritario identificate dall’Ocse c’è una riduzione del cuneo fiscale sul lavoro, una maggior competizione in alcuni settori e professioni, una più forte capacità di attrazione e radicamento nel territorio degli investimenti esteri e lo sviluppo del capitale di rischio.
Su quest’ultimo aspetto qualcosa si muove. Quasi un miliardo di mini-bond sono stati emessi in due mesi da 26 piccole e medie imprese, 22 delle quali si sono affacciate per la prima volta sul mercato dei capitali. «Un risultato importante», per il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. Lo strumento dei mini bond – fa notare via Venti Settembre – «è ormai decollato e diventa sempre più diffuso tra le piccole e medie imprese che intendono accedere al mercato per reperire risorse di finanziamento in alternativa al credito bancario». Le emissioni vanno da un minimo di 5 milioni a un massimo di 200 milioni di euro. «Notevole impulso ai minibond – afferma il Mef – è stato dato dalle norme introdotte nel decreto competitività (tra cui un regime fiscale vantaggioso) e dalle misure attuative di precedenti provvedimenti, di recente adottate.