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Ora gira a vuoto anche la Svizzera: nel secondo trimestre è crescita zero

Il rallentamento dell’economia globale ed europea pesa anche sulla Svizzera. Nel secondo trimestre il Pil della Confederazione è rimasto invariato rispetto al trimestre precedente (che aveva fatto registrare un rialzo dello 0,5%) mettendo comunque a segno un aumento dello 0,6% rispetto alla stessa frazione del 2013. Il dato ha colto di sorpresa gli analisti che avevano pronosticato una crescita di mezzo punto percentuale. Sull’andamento del Pil ha influito in misura leggermente negativa la bilancia commerciale di beni e servizi; dai consumi privati sono invece arrivati segnali positivi. Il contributo degli investimenti (edilizia, impianti e attrezzature) è stato pari allo zero. Dal lato della produzione (sviluppo del valore aggiunto settoriale), l’industria, il commercio all’ingrosso e i servizi finanziari – che rappresentano assieme circa il 40% del Pil – non hanno dato alcun impulso alla crescita. Anche i settori parastatali non hanno fatto registrare alcun aumento del valore aggiunto.
Fino ad oggi, il Paese era riuscito a schivare la recessione del Vecchio Continente grazie all’export verso l’Asia e alla domanda interna. Sulla battuta d’arresto hanno prevalso le difficoltà di Francia ed Italia (il nostro Paese com’è noto è in recessione tecnica dopo due trimestri consecutivi di pil negativo) ma anche la frenata della Germania campione d’austerity che nella seconda frazione dell’anno ha fatto registrare una contrazione del Pil dello 0,2 per cento.
La frenata svizzera è l’ennesima conferma che i problemi sono comuni e che, dunque, le soluzioni per uscire dalla crisi devono essere trovate assieme. Nessuno può dirsi al riparo dalla recessione. Nemmeno la ricca confederazione elvetica.