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La lezione di Apple: vince chi è capace di stupire e chi non si stanca di innovare

L’iWatch (l’orologio intelligente), il Pay (che rivoluziona i pagamenti rendendo lo smartphone una carta di credito) e un iPhone ancora più potente (e più costoso). Apple non finisce mai di stupire. E di pensare in modo differente. Ovvero che per vincere non bisogna mai smettere di innovare. Di essere un palmo avanti agli altri. Solo così si sfornano prodotti che fanno subito tendenza ed entrano di diritto nella storia: il Mac, l’iPod, l’iPhone, l’iPad. Prodotti che diventano oggetti di desiderio e che quando gli altri riusciranno in qualche modo a copiarli vengono superati da altre versioni che offrono ancora di più. Non resti primo per diritto divino, ma per meriti acquisiti sul campo. Per quella capacità di “vedere” e anticipare il futuro che solo i talenti genuini possiedono. Se, per fare un esempio, la Ferrari non si fosse cullata sugli allori probabilmente non avrebbe lasciato passare otto anni senza vincere nulla. E non avrebbe permesso agli altri di superarla in competitività. Anche i miti, se non si danno una mossa, possono essere superati. È il valore aggiunto che fa la differenza. E la capacità di pensarne una più degli altri. Quella capacità che la consentito alla società di Cupertino di festeggiare nel migliore dei modi i 30 anni dalla fondazione chiudendo il primo trimestre dell’anno fiscale 2014 con un fatturato record di 57,6 miliardi di dollari (contro i 54,5 del 2013) e un utile netto di 13,1 miliardi. Quella capacità che ha contraddistinto per lungo tempo il made in Italy. E che ormai da tempo sembra tirare il fiato.