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Lotta all’evasione fiscale, Berlino accende una speranza

Cinquantun Paesi , membri di Ocse e G20, hanno firmato ieri a Berlino l’accordo che prevede lo scambio automatico di informazioni contro le frodi fiscali. Condivideranno informazioni fiscali su interessi, dividendi e altri redditi finanziari ponendo sostanzialmente fine all’anacronistico segreto bancario. Alcuni Paesi hanno assunto l’impegno di mettere in pratica l’accordo già da settembre 2017, mentre altri seguiranno nel 2018 portando il totale a 92. Tra gli “early adopters” c’è anche la Repubblica di San Marino, espunta dalla “black list” fiscale italiana lo scorso 13 febbraio dall’ex ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni. Gli Stati Uniti invece non hanno firmato, ma hanno fatto sapere che condivideranno le informazioni necessarie attraverso accordi bilaterali.
Per il nostro ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, “questo accordo è cruciale perché cambia il comportamento per ottenere risultati migliori e avrà impatti sui movimenti di capitale che rientrano in Italia, dove stiamo completando la voluntary disclosure“.
Per Wolfgang Schaeuble “con questo accordo si manda un segnale di lealtà e si produce trasparenza nel mondo globalizzato”.
Staremo a vedere se – come assicurano entrambi – “evadere le tasse non varrà più la pena”. Una pratica, quella dell’evasione fiscale, che – come noto – penalizza pesantemente l’Italia. Con 180,2 miliardi di euro sottratti al fisco (su un valore totale del sommerso di ben 418 miliardi) il nostro Paese guida la classifica europea, precedendo Germania (158,7 miliardi di evasione e quasi quasi 400 miliardi si sommerso), Francia (120,6 e 289,9), Spagna (72,7 e 239,1) e Gran Bretagna (74 e 212,1). Un problema comune, non certo un mezzo gaudio.