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Pil in calo, consumi fermi, fisco record, investimenti giù. Ecco perché siamo vulnerabili e impauriti

Il Paese continua ad andare male, gli indicatori sono sempre negativi. Qualche giorno fa l’Istat ci ha fatto sapere che fra luglio e settembre il Pil è calato più del previsto. L’Istituto di statistica ha rivisto infatti al ribasso la variazione tendenziale, da -0,4 a -0,5 per cento (sul confronto con i tre mesi precedenti la riduzione è risultata invece dello 0,1%). Se nell’ultima parte dell’anno si dovesse registrasse una variazione nulla, ha fattp notare l’Istat, il Pil 2014 risulterebbe in discesa dello 0,4% e non dello 0,3% come stimato a metà novembre.
I dati arrivati in giornata da fonti diverse confermano il trend negativo. Cominciamo da quelli diffusi sempre dall’Istat. Nel trimestre a settembre, i consumi hanno registrato una crescita nulla su base trimestrale (nel dettaglio +0,1% la spesa delle famiglie residenti, -0,3% la spesa della Pa), mentre gli investimenti sono scesi dell’1 per cento. La domanda resta dunque al palo, come succede ormai da anni. Adusbef e Federconsumatori, rivelano che “nell’ultimo triennio i consumi delle famiglie sono diminuiti dal 10,7%, pari ad una contrazione sul mercato di oltre 78 miliardi di euro”.
Bankitalia ci fa intanto sapere che la pressione del fisco in Italia è salita ancora nel 2013, passando dal 43,2% al livello record del 43,3% del Pil. L’Italia però, magra consolazione, è stata sorpassata nella classifica europea dalla Finlandia e scende così dal terzo al quarto posto tra i Paesi euro ”tassatori”, anche se rimane 2,1 punti sopra la media Euro e 3,3 punti sulla media Ue. Da Bollettino di Bankitalia emerge un vero e proprio balzo della pressione fiscale italiana negli ultimi tre anni: si è saliti dal 41,6% del 2010-2011 al 43,3% attuale.
Sempre in tema di fisco, la Cgia di Mestre fa sapere che tra il 1995 e il 2013 le tasse sono cresciute del doppio rispetto ai redditi: in questo arco di tempo, infatti, il prelievo fiscale medio sulle famiglie è aumentato del 40%; i redditi nominali solo del 19 per cento.
Non è un caso se, sempre oggi, il Censis ci fa sapere che gli italiani sono sempre più soli, impauriti e vulnerabili. Nel Rapporto sulla situazione sociale del Paese 2014, l’Istituto rivela fra l’altro che l’Italia è un paese dal capitale umano “inagito” e “dissipato”: nel rapporto si parla di quasi 8 milioni di individui non utilizzati: 3 milioni di disoccupati, 1,8 mln di inattivi e 3 milioni di persone che, pur non cercando attivamente un impiego, sarebbero disponibili a lavorare.
È sempre più urgente la necessità di rilanciare sviluppo e occupazione. Serve un grande Patto per far ripartire il Paese. È ora che si passi finalmente dagli annunci ai fatti.