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Cina in piena “airpocalypse”: ogni anno fino a mezzo milione di decessi

L’inquinamento atmosferico a Pechino ha raggiunto un nuovo picco attestandosi su una soglia venti volte superiore a quella stabilita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms). La visibilità nella capitale cinese è scesa a tal punto da costringere gli automobilisti ad accendere i fari anche in pieno giorno. Secondo i dati diffusi dall’ambasciata statunitense, la densità delle polveri sottili (PM 2,5) ha raggiunto la soglia dei 568 microgrammi per metro cubo, contro il massimo di 25 raccomandato dall’Oms. L’aria è, di fatto, irrespirabile. Tanto che, non a caso, si parla di “Airpocalypse”. Un apocalisse dell’aria che produce ogni anno da 350mila a 500mila decessi. L’inquinamento ha raggiunto livelli talmente elevati che la lotta per la salvaguardia dell’ambiente è diventata una prioritaria ormai ineludibile. E non solo per la Cina. Le notizie che arrivano da Pechino riguardano, infatti, tutto il mondo essendo la terra di mezzo il maggior produttore di gas serra del pianeta.
Servono risposte immediate e globali. Un’occasione importante sarà la Conferenza che si terra a Parigi a dicembre di quest’anno e da cui dovrebbe scaturire il nuovo accordo mondiale per contrastare i cambiamenti climatici. Il summit sarà chiamato a trovare un equilibrio tra l’approccio di Kyoto – una divisione matematica degli impegni di riduzione delle emissioni, a partire da un comune limite massimo consentito – e quello di Copenhagen, un insieme di impegni nazionali non costrittivi e senza caratteristiche paragonabili. L’accordo – si legge sul sito del nostro Ministero degli Affari esteri – “dovrà poi attuare un cambiamento di paradigma, prendendo in conto la sfida climatica non in quanto necessaria condivisione del fardello delle emissioni, ma anche come un’opportunità di creazione di posti di lavoro e di ricchezza, di invenzione di nuovi modi di produzione e di consumo. Un accordo che dovrà essere vincolante per tutti. Sperando che i cinesi (e gli indiani) non disertino anche questo vertice dopo aver disertato quello dei capi di Stato e di Governo organizzato a New York dall’Onu a settembre dello scorso anno. La posta in gioco è decisamente alta.