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L’Italia non più in recessione, ma neanche in crescita. Appesa allo zero

Due notizie: una buona e una cattiva. La buona è che – tecnicamente – non siamo più in recessione. La notizia cattiva è che non siamo neppure in crescita. Le stime preliminari dell’Istat relative al quarto trimestre parlano, infatti, di crescita zero, ovvero il prodotto interno lordo, espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2010, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è rimasto invariato rispetto al trimestre precedente ed è diminuito dello 0,3% nei confronti del quarto trimestre del 2013. Il dato di fatto è che da 14 trimestri l’Italia non cresce. E che la tanto attesa scossa tarda ad arrivare, nonostante la concomitanza di fattori potenzialmente favorevoli quali il calo dell’euro, il basso livello dei tassi e i prezzi del petrolio in discesa. Le tanto sospirate riforme restano sulla carta. È ora che prendano finalmente vita per cominciare a dare i loro frutti. È ora che l’Italia inverta la tendenza e torni a dare una speranza a quei giovani della “generazione mille euro” che – secondo le previsioni del Censis – andranno in pensione (se riusciranno ad andarci) con meno di mille euro nel 65% dei casi. Come dire, precari oggi anziani povere domani. Un futuro da incubo.