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Ennesimo caso di corruzione, è ora che lo Stato batta finalmente un colpo

“Sul ddl anti corruzione noi ci siamo e se serve anche per migliorarlo. E se ci convince aggiungiamo i nostri ai voti di Renzi”. Lo ha detto il segretario della Lega Matteo Salvini, ad Agorà (Rai3). Ecco una dichiarazione di buon senso che arriva da un politico solitamente più propenso a distruggere che a costruire. Un segno, ulteriore, che non si può più aspettare. Il Paese sembra infatti soffrire di Alzheimer, dimenticando (troppo) in fretta quel che gli succede attorno. Ormai si va di scandalo in scandalo: dopo Expo, Mose, Mafia capitale, ora è la volta dell’inchiesta Sistema-Grandi Opere. Al centro della scena ancora una volta faccendieri e mediatori senza scrupoli, imprenditori corrotti, politici collusi. Come si dice in questi casi, la magistratura accerterà ruoli e responsabilità. È però ormai ora che lo Stato batta un colpo e che vari immediatamente il provvedimento anti-corruzione presentato nella primavera del 2013 dall’attuale presidente del Senato, Pietro Grasso. Se – come gli stessi politici ripetono in continuazione – la corruzione è uno dei mali che frenano l’Italia (ci costa 400 miliardi di euro all’anno) al pari del sommerso (400 miliardi) e dell’evasione fiscale (ancora 180 miliardi), allora non c’è più tempo di perdere: quei mali vanno estirpati prima che il paziente possa collassare. Negli ultimi due anni è successo di tutto. Non facciamo che si ripeta.