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Quei 110 miliardi con i quali la Cina si è comprata un bel pezzo di mondo

Centodieci miliardi di dollari. A tanto ammontano gli investimenti che effettueranno quest’anno i cinesi in giro per il mondo. Una cifra astronomica che consacrerà Pechino primo investitore estero del Pianeta. Nel mirino c’è tutto il pianeta, l’Africa – con le sue preziose materie prime – ormai da tempo. Da pochi anni anche l’Italia, con i suoi innumerevoli gioielli, è diventata una preda ambita. Pirelli è solo l’ultimo colpo di una serie di acquisti sensazionali. Nel 2014 il Belpaese è stata infatti la seconda destinazione degli investimenti cinesi in Europa: circa sei miliardi di euro. Una montagna di soldi. Soprattutto se si pensa che fino a due anni prima non si arrivava a 150 milioni. Lo shopping dei “compagni cinesi” sembra inarrestabile e “onnivoro”: la banca centrale di Pechino compra, infati, partecipazioni in aziende di tutti i settori: Eni, Enel, Generali, Telecom, Fiat-Chrysler, Mediobanca, Saipem, Prysmian, Terna, Ansaldo energia, Krizia, Ferretti, Ferragamo. Controlla inoltre – con un quota pari al 35% – il nostro gas e la nostra elettricità. Una lista infinita che potrebbe comprendere anche il Milan (per il momento) di Silvio Berlusconi. Certo, si tratta di risorse importanti per la nostra economia e per le nostre imprese. Ma in cambio delle quali siamo costretti a condividere (se va bene) la governance e ad essere un po’ meno padroni in casa nostra. Prepariamoci, comunque, anche noi italiani a fare investimenti massicci. A cominciare dall’apprendimento del cinese!