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Se la burocrazia soffoca l’impresa più delle tasse

La zavorra più pesante per le imprese private italiane non è l’eccessivo carico fiscale, che pure pesa e non poco, ma la burocrazia. La conferma di una percezione abbondantemente diffusa arriva oggi dai risultati di una ricerca condotta dal Censis. L’Istituto di ricerca socio-economica guidato da Giuseppe Da Rita ha chiesto agli imprenditori italiani di dire cosa ostacola di più lo sviluppo delle imprese nel nostro Paese.
Ebbene, dovendo scegliere tra 15 fattori, il 19,9% degli imprenditori colloca al primo posto la burocrazia statale inefficiente come principale zavorra per chi vuole avviare un’attività economica. Una percentuale di gran lunga maggiore rispetto a quella riportata dagli altri grandi Paesi europei: l’8,5% nel Regno Unito, l’8,9% in Germania, il 10,3% in Francia. Un dato davvero sorprendente.
Purtroppo meno sorprendente è trovare al secondo posto – nella denuncia degli imprenditori italiani – l’eccessivo carico fiscale che grave sulle imprese: se ne lamenta il 18,7% degli intervistati e anche in questo caso la percentuale è molto più alta rispetto a Germania (10,9%), Inghilterra (12,8%) e Spagna (12,8%).

L’indagine del Censis è ricca di esempi.
Edilizia: per ottenere il permesso di costruire un capannone, nel nostro Paese servono mediamente 233 giorni (quasi 8 mesi), con un costo delle procedure che arriva fino a quasi il 4% del valore dell’investimento. Per ottenere la stessa autorizzazione, in Germania bastano 96 giorni, 105 nel Regno Unito, 183 in Francia.
Allacciamento alla rete elettrica: da noi sono necessari in media 124 giorni, In Germania solo 28, in Francia 79, in Spagna 85.
Risoluzione controversie commerciali: bisogna passare attraverso 37 procedure e servono in media 1.185 giorni (circa 3 anni e 3 mesi), contro i 394 giorni della Germania, i 395 della Francia, i 437 del Regno Unito, i 510 della Spagna. Peggio di noi in Europa solo Slovenia (1.270 giorni necessari in media per risolvere una causa commerciale) e Grecia (1.580 giorni).
Carico fiscale e adempimenti burocratici connessi: le imprese in regola con le tasse in Italia dedicano in media 269 ore all’anno (circa 34 giorni) agli adempimenti necessari per pagare le imposte, contro 110 ore necessarie nel Regno Unito, 137 in Francia, 218 in Germania. E sono sottoposte a un carico fiscale che è pari complessivamente al 65,4% dei profitti realizzati, contro il 33,7% del Regno Unito, il 48,8% della Germania, il 58,2% della Spagna. Nel nostro Paese pesano particolarmente le imposte sul lavoro, che raggiungono il 43,4% del totale dei profitti (l’11,3% nel Regno Unito, il 21,2% in Germania, il 35,7% in Spagna).

Un ulteriore fattore frenante per la nostra economia è poi la corruzione che ci costa decine e decine di miliardi all’anno e che, nonostante gli interventi di controllo e repressione, continua a essere percepita come un fenomeno “dilagante”. Secondo l’indice di Transparency International, ripreso dal Censis, l’Italia si posiziona al 69° posto su 175 Paesi per corruzione pubblica percepita, ultima tra i Paesi europei insieme a Grecia, Bulgaria e Romania.

Dalla ricerca del Censis si evince un dato su tutti: ovvero che fare impresa in Italia è la vera impresa che si trovano a dover affrontare gli imprenditori (non per niente l’Italia si colloca al 56° posto su 165 Paesi nella graduatoria mondiale della World Bank per facilità di fare impresa) che devono fra l’altro fare i conti con i tempi di pagamento delle Pa italiane: secondo lo European Payment Report 2015, questi tempi, stimati in 144 giorni, risultano ancora superiori rispetto a quelli degli altri Paesi e più elevati di 120 giorni rispetto alla Germania.

Sarà forse e soprattutto per questo che continuiamo ad avere da almeno vent’anni problemi di competitività e di crescita economica. Sarà forse e soprattutto per questo che la riforma della Pa andava messa fra le priorità più…prioritarie!

  • vincenzo schiavone |

    Non deve sorprendere che la burocrazia sia la principale zavorra alla nascita e crescita delle imprese.
    Se oltre al costo ed ai tempi, odiosamente biblici, si somma l’arroganza e la dupli-tripi-qudruplicazione dei controlli ,la loro faziosità, il quadro diventa più completo. In Italia si sta scivolando lentamente , ma inesorabilmente ,verso il blocco delle imprese : la principale causa è la burocrazia di uno stato sub-borbonico. Uno stato in cui il burocrate/funzionario
    applica la regola avendo al centro se stesso e le imprese che debbono ruotare attorno e fornire informazioni e dati ad esclusivo (ed inutile) consumo della PA.
    Basta leggere come bisogna gestire un semplice prato (siamo in ambito agricolo)
    per comprendere che solo degli eroi possano fare gli imprenditori .Oppure semplicemente non applicare le regole e commettere reato!
    Questa è la semplice e cruda verità : basta prendere qualsiasi attività e studiare quali e quanti adempimenti eseguire per avere immediatamente la percezione dell’alta percentuale di regole inutili e confliggenti fra loro, della impossibilità e gestirle tutte e della enorme capacità che bisogna avere per la loro conoscenza.
    Se non si cambiano le regole attuative delle leggi in senso semplificativo, se non si sintetizzano le regole confliggenti, se non si smette di avere l’imprenditore come nemico da abbattere e da prendere in castagna la partita del manifatturiero in Italia è chiusa

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