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Quella ripresa “lagging” che non può far decollare l’economia italiana

“La ripresa italiana resterà timida per un certo periodo”. La previsione è arrivata nei giorni scorsi dall’Ocse. Nel suo Employment Outlook, l’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico ha fissato la crescita del nostro Pil allo 0,6% per quest’anno e all’1,5% nel 2016, sottolineando come “in entrambi i casi” l’aumento sia “al di sotto della crescita prevista per l’Eurozona e per l’intera area euro”. Stime – sostanzialmente in linea con quelle del Fondo monetario internazionale e dello stesso Esecutivo – non proprio esaltanti: nell’arco di due anni il nostro paese riuscirà, insomma, a mettere insieme un aumento di circa 2 punti percentuali, facendo meno di Spagna, Gran Bretagna e Germania e addirittura molto meno della Francia. Certo, obietterà qualcuno, meglio crescere poco che non crescere affatto. Un’affermazione difficile da smentire. È però altrettanto vero che con questi ritmi difficilmente riusciremo ad andare troppo in là e soprattutto ad aggredire la disoccupazione che, come riconosce la stessa Ocse, “ha iniziato a scendere dal picco del 13% toccato nel novembre 2014 e al 12,4% del maggio 2015″, ma “resta 1,3 punti percentuali al di sopra di quella dell’Eurozona”. Disoccupazione che, stando alle previsioni della Commissione europea, dovrebbe restare sopra il 12% anche a fine 2016, con buona pace del tanto sbandierato Jobs Act. Così come sopra il 130% è destinato a restare il saldo debito-Pil. Un altro dei grandi problemi che l’Italia non riesce a risolvere (anche perché la spesa pubblica continua ad aumentare anziché diminuire).
L’Italia sembra insomma avere invertito finalmente il trend, ma – come ha sottolineato il Fondo monetario internazionale – la sua ripresa appare “lagging” anche a causa della scarsa produttività e dell’inefficienza di una pubblica amministrazione caratterizzata da “una performance fra le più basse nella media dell’Ocse”. Un motivo in più per spingere l’acceleratore su una riforma – quella appunto della Pa – che assieme ad altre (fisco, banda larga, giustizia) può finalmente imprimere alla nostra economia la tanto attesa scossa. Di tempo non ne resta molto. Gli “aiutini esterni” (Quantitative easing, petrolio a buon mercato, bassi tassi d’interesse, mini euro) solitamente hanno vita breve. A buon intenditor…

  • Michele |

    Se con questi “aiutini” cosi pontenti l’Italia cresce solo del 1.5% (che poi è ancora tutto da vedere, magari manco quello…) vuole dire che la crescita fisiologica al netto degli aiutini in realtà è negativa. Il governo renzi non sta facendo nulla, ma proprio nulla, per invertire le cose. Non si vuole pagare il prezzo politico di riforme vere e invece si conta sul famoso stellone italico, che porti crescita grazie all’export. Altri anni persi dopo il ventennio berlusconiano.

  • Paolo |

    Concordo,
    Quel che lascia di stucco e che non riesco a spiegarmi sulla spesa pubblica e il fatto che se la macchina statale costa 850 miliardi anno, di questi 500 circa sono stipendi che in qualche misura non si possono contrarre per evitare clima sociale peggiore è ripercussioni anche sull’economia.
    Degli altri 350 possibile che non si riesca a tagliare in 10% si tratterebbe di 35 miliardi…. Altro che manovra correttiva….
    Se ci arriva un semplice cittadino…. Possibile che i cervelloni che abbiamo al ministero dell’economia e in tutti gli altri non ci arrivino?

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