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Il Mezzogiorno è ancora indietro, il cambiamento di verso per ora non si vede

“Esiste un dualismo italiano: il passo tedesco del centro-nord e i ritmi mediterranei delle regioni del sud. L’uscita dalla crisi rende ancora più evidente il contrasto. La componente più avanzata del Paese riesce a venirne fuori più rapidamente. Le regioni più arretrate invece si attardano”. Lo ha detto ieri Ivan Lo Bello, presidente di Unioncamere in un’intervista rilasciata al Giornale di Sicilia. Lo Bello ha affermato che la Sicilia e gran parte del Mezzogiorno vivono un momento delicato sottolineando che si è arrivati “alla resa dei conti di una lunga stagione fatta di sprechi e di spese assistenziali: per lunghi anni, mentre il nord investiva e creava ricchezza il sud si dedicava a nutrire le clientele o pagare forestali ed lsu. Adesso le risorse sono finite ed è rimasto il deserto”.
Un deserto che continua a bruciare le speranze di tanti – giovani e meno giovani – costretti ancora ad emigrare in cerca di miglior fortuna. Il problema è che di sud si parla sempre troppo poco. Il mese scorso ci ha provato il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio . Ha lanciato l’idea di una “grande Officina del Sud, fatta di buone pratiche per far ripartire il Mezzogiorno” e parlato di una strategia che punta su agricoltura, turismo, industria specializzata. Lo ha fatto da Napoli nel corso di un convegno dell’Acen sulle opere pubbliche all’indomani dell’approvazione al Senato del nuovo codice degli appalti che dovrebbe rappresentare nelle intenzioni del Governo una svolta vera nel sistema dei lavori pubblici “che porta semplificazione, legalità e certezza nella esecuzione”.
Il problema è che, al di là degli annunci, una vera strategia per il mezzogiorno manca ormai da tanto, troppo tempo. Lo ha ricordato ancora il mese scorso l’ex presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Il Sud continua, insomma, a restare il grande assente delle politiche economiche nazionali. Eppure neanche l’attuale presidente del Consiglio ha evitato a prendere impegni solenni: «Per il Sud dobbiamo farci promotori di una strategia fondata su investimenti mirati, non a pioggia, e concentrata sui fattori di lungo termine della crescita: infrastrutture materiali e immateriali, istruzione, ricerca, efficace controllo del territorio contro l’illegalità diffusa e la criminalità organizzata, apertura dei mercati chiusi, superamento del carattere categoriale del Welfare, concentrando gli interventi sulle famiglie povere con minori». Un impegno da affrontare, secondo Renzi, con una «sistematica strategia di riduzione degli ostacoli che ostruiscono la strada della crescita». Il tutto partendo dalla consapevolezza «che il divario di sviluppo accumulato dal Sud rispetto al Nord è così ampio e le potenzialità inespresse così grandi da consentirci di affermare che il successo di questa strategia potrà favorire un ritmo di crescita, al Sud, significativamente più elevato rispetto a quello del Centro-Nord». Per il rilancio del Sud, il premier aveva anche ventilato l’ipotesi di un ministero per il Mezzogiorno. Un’ipotesi mai decollata. Come lo sviluppo dello stesso mezzogiorno.