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La povertà in Italia resta stabile, ma non basta. Bisogna puntare ad azzerarla

La notizia, a mio avviso, non è tanto che dopo due anni di crescita ininterrotta la povertà in Italia nel 2014 sia rimasta stabile, quanto che essa ancora esiste e in proporzioni da Paese non proprio fra i primi al mondo in quanto a ricchezza. Nel suo report sulla povertà in Italia nel 2014, l’Istat ci ha detto che gli italiani poveri sono oltre 7 milioni e che quasi un milione e mezzo di famiglie (il 5,7% di quelle residenti) risultano in condizione di povertà assoluta (per un totale di 4 milioni e 102 mila individui (6,8% dell’intera popolazione), non possono cioè permettersi di acquistare il minimo indispensabile per vivere.
Tra le persone coinvolte, 1 milione 866mila risiedono nel Mezzogiorno (l’incidenza è del 9%). In tre regioni del sud – Calabria, Basilicata e Sicilia – siamo addirittura a livelli di allarme: qui oltre una famiglia su quattro vive in condizioni di indigenza. E’ quanto emerge dal report dell’Istat sulla povertà in Italia nel 2014. In Calabria l’incidenza della povertà relativa è al 26,9%, in Basilicata al 25,5% e in Sicilia al 25,2%: la situazione è in peggioramento rispetto al 2013 quando si registravano valori più bassi. A presentare valori più bassi sul fronte dell’incidenza della povertà sono Trentino Alto Adige (3,8%), Lombardia (4%) ed Emilia Romagna (4,2%).
Dai dati dell’Istat emerge anche che 2 milioni e 44mila poveri sono donne (6,6% della popolazione), 1 milione e 45mila minori (10%), 857mila hanno un’età compresa tra 18 e 34 anni (8,1%) e 590mila sono anziani (4,5%). Dati che non possono lasciare indifferenti perché raccontano un Paese che viaggia a troppe velocità differenti e che – nonostante le rassicurazioni del Premier – non ha affatto svoltato.
Bisogna che la Politica si dia obiettivi più ambiziosi e prepari un piano realistico che punti ad azzerare la povertà o almeno a ridurla ai minimi termini.