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Gli stranieri residenti in Italia sono quasi 6 milioni. Un valore che genera valore

Al 1° gennaio 2015 la popolazione straniera in Italia ha raggiunto 5,8 milioni di presenze (regolari e non), con un aumento di 150mila unità (+2,7%) rispetto all’anno precedente in cui gli immigrati erano quasi 5,6 milioni. Un incremento che per due terzi è dovuto alla componente regolare e per un terzo a quella irregolare. Essi rappresentano il 9,5% di quella che è indicata da Eurostat come popolazione abitualmente residente in Italia. La stima è contenuta nel XXI Rapporto sulle migrazioni elaborato dalla Fondazioni Ismu (Iniziative e studi sulla multietnicità). Molti gli elementi di cambiamento rispetto al passato, messi in evidenza nel rapporto.
Sbarchi sempre più numerosi. Nel biennio 2013-2014 gli sbarcati sulle nostre coste sono stati 213mila (mentre nel 2012 erano stati meno di 20mila).
Minori non accompagnati. I minori non accompagnati arrivati via mare in Italia sono stati 13.026 nel 2014, per la maggioranza eritrei (3.394), egiziani (2.007) e somali (1.481). Dal 1° gennaio al 31 ottobre 2015 ne sono arrivati altri 10.820.
Aumentano i richiedenti asilo. L’aumento degli sbarchi ha comportato anche un incremento dei richiedenti asilo. Il numero delle richieste è tornato a crescere in maniera consistente: le domande presentate nel 2014 sono state 65mila. Tra il 1° gennaio e il 10 ottobre 2015 se ne registrano 61.545.
Più famiglie e meno single. I permessi di soggiorno per motivi familiari rappresentano il 40% degli ingressi nel 2014. Ismu stima che al 1° gennaio 2015 il numero di famiglie composte da 3-4 persone sia superiore al numero dei single (674mila contro 540mila). Tali cifre dimostrano che la popolazione straniera che vive in Italia è sempre più radicata sul nostro territorio
Immigrati sempre più integrati. Crescono i residenti con permesso di soggiorno di lungo periodo, a conferma di un maggiore radicamento della popolazione straniera in Italia. Nell’ultimo quadriennio la percentuale di cittadini stranieri extracomunitari, che sono in possesso di un permesso di lungo periodo, ha superato la soglia simbolica del 50%. I dati al 1° gennaio 2015 mostrano come il 57,2% dei soggiornanti non comunitari regolari detenga un permesso di lungo periodo (erano il 46,3% nel 2011).
Irregolari. Il fenomeno dell’irregolarità, pur registrando una leggera ripresa, rimane comunque a un livello fisiologico (l’incidenza infatti è inferiore al 7%, mentre nel 2008 era del 16,1%). Al 1° gennaio 2015 Ismu stima che non abbiano un valido titolo di soggiorno 404mila stranieri (contro i 350mila alla stessa data dell’anno precedente).
Il complesso fenomeno della migrazione pone all’Unione europea una doppia sfida da affrontare, al suo interno e all’esterno dei suoi confini, e rappresenta un delicato banco di prova per la tenuta del processo in atto di costruzione, e certamente non completato, della costruzione europea. L’immigrazione sfida, infatti, l’Europa sotto diversi profili: la sua identità, i suoi valori, i suoi confini, la sua strategia geo-politica.
“Se e nella misura in cui l’Europa riuscirà ad affrontare positivamente questa duplice sfida – ha sottolineato nel suo intervento Vincenzo Cesareo, Segretario Generale della Fondazione Ismu – c’è allora ragione di ritenere che potranno ridursi le migrazioni forzate e potrebbero riprendere quelle volontarie, qualora – ovviamente – ci fossero le condizioni, e nello specifico, si uscisse dalla crisi economica in atto. In ogni caso, la mobilità delle persone, che sempre ha costituito un tratto distintivo della storia umana, è – e sarà per lungo tempo – particolarmente elevata. L’auspicio è che essa, con il convinto impegno a ogni livello decisionale, sia sempre meno quella forzata (patologica) e sia sempre più quella volontaria (fisiologica)”.
In tema di Regolamento di Dublino, Cesareo ha affermato che “è necessaria un’organica strategia europea in tema di condivisione delle responsabilità (burden-sharing), che tenga conto delle differenti possibilità di accoglienza nei diversi paesi. E, prima ancora, è necessario affrontare con coraggio il tema della costruzione di percorsi sicuri d’arrivo in Europa, al fine di ridurre i drammi che inevitabilmente accompagnano tali flussi”. Cesareo ha poi detto che vanno incoraggiate le iniziative di quei governi disposti a optare per strategie di re insediamento (resettlement), ossia di trasferimento di rifugiati – di regola riconosciuti come tali dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati – da uno stato a un altro. In merito alla redistribuzione dei richiedenti asilo nei paesi dell’UE, e su quello connesso delle quote, è necessario secondo il segretario generale della Fondazione Ismu “affrontare una questione della massima rilevanza, ovvero i criteri in base ai quali individuare le persone da ricollocare nei diversi paesi. Sia per quanto concerne le strategie di reinsediamento, sia per la questione della ridistribuzione delle quote occorre uno sforzo per cercare di riconciliare per quanto possibile la logica degli Stati di preferire i migranti ritenuti per loro più “adatti” con la logica umanitaria del privilegiare i più bisognosi, assecondando, nei limiti del possibile, anche i loro desiderata”.
Accanto alla elaborazione di queste proposte sull’asilo, Fondazione Ismu sta collaborando alla realizzazione di un’importante iniziativa che ha come ambito di azione la ricezione e accoglienza dei minori stranieri non accompagnati, promossa dalla Fondazione Cariplo e da altre fondazioni italiane ed europee.
Iniziative da incoraggiare. L’immigrazione, debitamente regolarizzata, è ricchezza. Un valore che genera valore. Il peso degli immigrati sull’economia italiana continua infatti ad essere importante. La ricchezza prodotta nel 2014 dai 2,3 milioni di occupati stranieri ha raggiunto i 125 miliardi di euro, pari all’8,6% del Pil nazionale. Nello stesso anno, i contribuenti stranieri hanno dichiarato redditi per 45,6 miliardi e versato 6,8 miliardi di Irpef netta. Sono alcuni dei risultati che emergono dalla quinta edizione del Rapporto annuale sull’economia dell’immigrazione – “Stranieri in Italia, attori dello sviluppo” – presentato il 22 ottobre a Roma dalla Fondazione Leone Moressa presso la sala polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei ministri.

  • Stefano Natoli |

    E’ chiaro anche quello che scrive lei. E naturalmente mi dispiace per gli italiani che eventualmente perdono il posto (anche se spesso gli immigrati occupano posti che gli stessi italiani rifiutano). La concorrenza, in ogni caso, è un valore che va difeso, sempre e comunque, perchè contribuisce ad “aprire” l’economia. E’poi il mercato che fa la differenza.

  • Claudio Franza |

    Quello che vedo scritto è chiaro. Andrebbe completato dicendo anche che le nuove attività degli immigrati che hanno preso piede perché più concorrenziali hanno fatto chiudere altrettante attività gestite da Autoctoni . Andrebbero chiarite le ragioni di questa non competitività . Costoro oggi sono dei disoccupati.

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