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Le stime sulla crescita mondiale, le prospettive dell’Italia

La Banca Mondiale ha tagliato di 0,4 punti percentuali le stime sulla crescita globale nel 2016, portandole al 2,9 per cento. La decisione è stata messa in relazione con il rallentamento dei principali Paesi emergenti, ma a pesare è stato anche il quadro di minore ottimismo che riguarda i Paesi avanzati.
Quella che arriva dall’istituto che ha sede a Washington non è una buona notizia per l’Italia. La frenata dell’economia mondiale – se sarà confermata dai fatti – è destinata a pesare sulle prospettive di crescita del nostro Paese, già costretto a fare i conti con una ripresa debole (la più lenta d’Europa) e con una produzione industriale (sotto del 31% rispetto ai livelli pre-crisi) che deve la sua lenta risalita (+1,9% nel 2015 rispetto al 2014) quasi esclusivamente al settore dell’auto.
Necessario più che mai un rilancio degli investimenti pubblici e privati, un taglio vero della spesa, una lotta senza quartiere all’evasione fiscale (122 miliardi nel 2015, il 7,5% del Pil) e alla corruzione, una politica economica che porti più occupazione (a metà dicembre la Bce ci ha fatto notare che anche la Grecia ha fatto meglio di noi) e una marcia più spedita su quelle riforme (vedi pubblica amministrazione) che possono fare davvero la differenza.
Il Paese non è ancora “in sicurezza” e troppe classifiche continuano a vederlo triste fanalino di coda in Europa e nel mondo. Non c’è più tempo da perdere. È vero che ci siamo rimessi (faticosamente) in marcia, ma abbiamo un gap da recuperare e dobbiamo procedere con una velocità maggiore degli altri per ridurre la distanza. Perché il problema dell’Italia post boom economico è sempre stato questo: saper approfittare molto meno degli altri nelle fasi di crescita e risentire molto più degli altri nelle fasi di decrescita. Se l’Italia avanza a passi sempre più spediti verso l’irrilevanza la colpa è solo e soltanto sua. Della sua incapacità di far fruttare in modo adeguato il più grande patrimonio storico, artistico e culturale del mondo. E della sua propensione storica a dividersi in guelfi e ghibellini finendo spesso col perdere di vista il risultato ultimo dello sviluppo del Paese.